Un nuovo studio ha rivelato che la genetica dei groenlandesi è il risultato di secoli di isolamento geografico. Pubblicato sulla rivista Nature, lo studio del Queen Ingrid’s Hospital di Nuuk ha sequenziato il DNA di quasi 6mila groenlandesi, ovvero circa il 14% della popolazione adulta, per tracciare la loro origine genetica. I risultati hanno svelato che la Groenlandia fu inizialmente abitata da un gruppo di viaggiatori provenienti dalla Siberia, che migrarono attraverso il Nord America circa 1.000 anni fa. Questo piccolo gruppo di meno di 300 persone ha dato origine a una popolazione unica, caratterizzata da varianti genetiche raramente riscontrabili al di fuori dell’Artico.
L’isolamento prolungato della popolazione ha avuto effetti profondi sulla genetica e sulla salute. Molti groenlandesi presentano malattie genetiche specifiche, legate a mutazioni rare che influenzano il metabolismo e altre funzioni biologiche. In particolare, è stata identificata una variante genetica coinvolta nel metabolismo degli acidi grassi, che potrebbe spiegare l’adattamento della popolazione al consumo di alimenti ricchi di omega-3, come la carne di foca e di balena. Questo tipo di dieta è tipico delle popolazioni artiche e ha plasmato in modo significativo il profilo genetico dei groenlandesi.
Lo studio, inoltre, sottolinea come le piccole popolazioni indigene, come quella groenlandese, siano state spesso trascurate nelle ricerche genetiche. I database genetici globali sono infatti dominati da campioni di origine europea, rendendo difficile comprendere le specificità genetiche delle popolazioni artiche.



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