Salgono all’80% le probabilità che si verifichi un terremoto di proporzioni devastanti nella Fossa del Nankai, in prossimità della capitale Tokyo, in Giappone, nei prossimi 30 anni. Le stime sono state riviste al rialzo da un comitato governativo, a seguito del recente terremoto di inizio anno nella prefettura di Miyazaki, che ha fatto segnare una magnitudo di 6.6, e un’altra scossa di analoga entità nella stessa regione del Kyushu, lo scorso agosto. La Fossa del Nankai, a sud dell’arcipelago, è una depressione lineare del fondo oceanico situata nel Nankaido, la regione geografica marina posta a sud dell’Honshu, l’isola più grande del Giappone. L’area, che corre pressoché parallela alla linea tettonica mediana giapponese, copre una faglia che è all’origine dei più devastanti terremoti degli ultimi secoli.
La percentuale dell’arrivo di un mega-terremoto nella Fossa del Nankai, lunga 900km dalla prefettura di Shizuoka al largo della costa occidentale del Kyushu, era stimata tra il 60 e il 70% nel 2013, quando sono iniziate le statistiche, poi successivamente aumentata a circa il 70% nel 2014, e al 70-80% nel 2018.
Gli effetti di un devastante terremoto
Secondo le stime più aggiornate, un terremoto di tale entità potrebbe scatenare onde di tsunami con un’altezza massima di 30 metri nelle zone costiere, provocando la morte di circa 230.000 persone e la distruzione di oltre 2 milioni di edifici. La probabilità del verificarsi di un sisma di tali proporzioni è calcolata in base alla lunghezza dell’intervallo tra i terremoti passati e al numero di anni trascorsi dal terremoto più recente, spiegano i sismologi. Ciò significa che la probabilità aumenta leggermente ogni anno se nell’anno precedente non si è verificato un mega-terremoto già previsto.


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