Un colosso di ghiaccio sta solcando le acque dell’Atlantico meridionale, muovendosi a nord dalla sua origine antartica verso la Georgia del Sud. Questo iceberg, noto come A23a, potrebbe incagliarsi nei fondali dell’isola, un habitat prezioso per la fauna selvatica, e rompersi in frammenti colossali. Il suo viaggio finale è seguito con apprensione da scienziati, marinai e pescatori di tutto il mondo. Attualmente, A23a si trova a circa 280 chilometri da Georgia del Sud, un territorio la cui sovranità è reclamata anche dall’Argentina. La sua presenza rappresenta una minaccia ecologica: in passato, iceberg simili hanno bloccato l’accesso al cibo per foche e pinguini, causando una strage di cuccioli sulle spiagge ghiacciate dell’isola.
Un gigante di ghiaccio alla deriva
Con una superficie originaria di 3.900 km², l’iceberg ha iniziato a frammentarsi, riducendosi a circa 3.500 km². Per forma A23a evoca l’immagine della Spagna. Le temperature più miti a nord della regione antartica stanno progressivamente erodendo i suoi imponenti muri di ghiaccio, alti fino a 400 metri, facendo sì che enormi blocchi si stacchino e si disperdano nelle acque circostanti. La sua storia è affascinante: si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Filchner nel 1986 ma è rimasto intrappolato nei fondali oceanici per quasi quattro decenni. Solo lo scorso dicembre ha ripreso la sua marcia in mare aperto, in un viaggio che potrebbe concludersi con la sua disintegrazione totale o con il suo insediamento permanente nei pressi della Georgia del Sud, proprio come accaduto nel 2004 con l’iceberg A38.
Un paesaggio da “città di ghiaccio”
Il capitano Simon Wallace, a bordo della nave governativa Pharos, ha descritto la navigazione in queste acque come un’impresa ad alto rischio. “Abbiamo i riflettori accesi tutta la notte per individuare i blocchi di ghiaccio che possono comparire all’improvviso”, ha raccontato alla BBC. Anche Mark Belchier, ecologo marino, ha sottolineato come l’area sia un vero e proprio “vicolo degli iceberg”, con impatti significativi sulla pesca e sull’ecosistema locale.
L’anno scorso, un altro gigante del ghiaccio, A76, ha generato grande preoccupazione tra i pescatori, sfiorando l’incaglio e creando un panorama surreale: “sembrava una città di torri di ghiaccio all’orizzonte”, ha affermato Belchier. Andrew Newman, della compagnia ittica Argos Froyanes, ha confermato che le lastre di ghiaccio ancora oggi ostacolano la navigazione intorno all’isola.
Il mistero dell’impatto climatico
Sebbene A23a si sia staccato ben prima dell’accelerazione del cambiamento climatico, la sua dissoluzione e il continuo distacco di iceberg dalla calotta antartica sono un chiaro segnale dell’instabilità crescente del continente bianco. Con il riscaldamento delle acque e dell’atmosfera, questi eventi diventeranno sempre più frequenti.
Tuttavia, il colosso di ghiaccio potrebbe lasciare un’eredità scientifica importante. Un team del British Antarctic Survey, a bordo della nave da ricerca David Attenborough, ha studiato da vicino A23a, raccogliendo preziose informazioni sugli effetti dei mega icebergs sull’ecosistema marino. Il ricercatore Laura Taylor ha prelevato campioni d’acqua per analizzare come i nutrienti rilasciati dallo scioglimento possano influenzare il ciclo del carbonio nell’Oceano Australe.



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