Il Mar d’Aral rinasce: sorprendente inversione di tendenza

Il volume d'acqua della sezione settentrionale del Mar d'Aral è aumentato del 42%

Negli ultimi decenni, il Mar d’Aral è stato simbolo di uno dei disastri ambientali più gravi della storia. Tuttavia, recenti dati rivelano una sorprendente inversione di tendenza, frutto di anni di interventi mirati e cooperazione internazionale. Durante un incontro con il pubblico nel distretto di Aral, nella regione di Kyzylorda, il Ministro kazako delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione, Nurzhan Nurzhigitov, ha annunciato risultati straordinari nel recupero della parte settentrionale del Mar d’Aral.

Un mare che rinasce

Grazie alla prima fase del progetto di conservazione, il volume d’acqua della sezione settentrionale del Mar d’Aral è aumentato del 42%, raggiungendo i 27 miliardi di metri cubi. Contestualmente, la salinità dell’acqua si è ridotta di quasi 4 volte, permettendo una ripresa significativa della fauna ittica. La pesca, un tempo scomparsa a causa della crisi ecologica, ha registrato un aumento del volume annuo fino a 8.000 tonnellate. “Questi risultati sono il frutto di due anni di lavoro sistematico”, ha dichiarato il Ministro Nurzhigitov. “Abbiamo raggiunto un’intesa con i Paesi vicini per la protezione e la gestione equa delle risorse idriche nei fiumi transfrontalieri”.

Le cause del disastro ecologico

La crisi del Mar d’Aral è iniziata con l’intensivo sfruttamento delle sue acque per l’irrigazione durante l’epoca sovietica. A partire dagli anni ’50, il livello del mare si è abbassato di oltre 20 metri, separandosi in due bacini distinti: il Mar d’Aral Settentrionale (NAS) e il Mar d’Aral Meridionale (SAS). Entro gli anni ’80, il volume d’acqua si era ridotto della metà, con un conseguente aumento della salinità e la scomparsa dell’industria ittica. Il letto marino esposto ha creato un nuovo deserto, l’Aralkum, con venti che trasportavano sale e pesticidi su vaste aree.

Il problema si è aggravato ulteriormente con la riduzione dei ghiacciai, che dagli anni ’50 hanno perso circa un terzo del loro volume, limitando l’afflusso di acqua dolce nei fiumi Amu Darya e Syr Darya, le principali fonti di alimentazione del Mar d’Aral.

Sforzi internazionali per la rinascita del Mar d’Aral

Nel tentativo di mitigare il disastro, negli anni ’80 è stata istituita la Commissione Interstatale per il Coordinamento delle Risorse Idriche dell’Asia Centrale. Nel 1993, cinque Paesi della regione (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan) hanno creato il Fondo Internazionale per il Salvataggio del Mar d’Aral (IFAS), con l’obiettivo di promuovere progetti ambientali e migliorare le condizioni socio-economiche delle popolazioni colpite.

Dal 2024, il Kazakistan ha assunto la presidenza dell’IFAS e ha avviato la seconda fase del progetto NASDR, mirato al recupero dell’ecosistema e alla gestione sostenibile dell’acqua. Parallelamente, sono stati promossi lo sviluppo della pesca, l’allevamento, il turismo e il rimboschimento. In particolare, il progetto “Oasis”, in collaborazione con IFAS e supportato da USAID, prevede la piantumazione di alberi di saxaul nero su 500 ettari per contrastare la desertificazione e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Prospettive future

Nel 2019, la Banca Mondiale ha lanciato il Progetto di Sviluppo e Rivitalizzazione del Mar d’Aral Settentrionale, con l’obiettivo di migliorare la gestione delle risorse idriche nella regione di Kyzylorda. La seconda fase di questo progetto prevede la costruzione del contro-regolatore di Kok Saray per ottimizzare il flusso del fiume Syr Darya, aumentando il volume d’acqua nel Mar d’Aral Settentrionale di 5 miliardi di metri cubi.

Parallelamente, il Kazakistan ha avviato un programma di riforestazione su larga scala: tra il 2021 e il 2024 sono stati piantati 1,1 miliardi di alberi su 736.800 ettari, con l’obiettivo di raggiungere i 2 miliardi entro il 2027. Solo nel 2024 sono stati piantati 306 milioni di alberi su 205.200 ettari, mentre nel 2025 ne saranno piantati ulteriori 336,5 milioni su 494.000 ettari.

Questi interventi dimostrano che la catastrofe ecologica del Mar d’Aral non è irreversibile. Con strategie sostenibili e cooperazione internazionale, il ripristino ambientale della regione sta diventando una realtà concreta, dando nuova speranza alle popolazioni locali e al mondo intero.