Un recente studio ha rivelato che i meteoroidi che colpiscono Marte generano segnali sismici capaci di penetrare più in profondità di quanto si pensasse. Due articoli pubblicati su Geophysical Research Letters dimostrano come le informazioni raccolte dal lander InSight della NASA, incrociate con le immagini della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), abbiano permesso di identificare un nuovo cratere e di ridefinire la nostra comprensione della struttura interna del Pianeta Rosso.
Il contributo di InSight e MRO
InSight, che ha concluso la sua missione nel 2022, ha rilevato oltre 1.300 scosse marziane, i cosiddetti marsquakes. Tali eventi sismici possono essere generati sia da fratture nella crosta del pianeta a causa del calore e della pressione, sia da impatti di meteoroidi. Analizzando le onde sismiche prodotte da questi eventi, gli scienziati possono studiare la composizione interna di Marte e comprendere meglio la formazione dei pianeti rocciosi, inclusa la Terra.

In passato, i ricercatori avevano già individuato crateri di recente formazione e correlato la loro comparsa con dati sismici. Tuttavia, per la prima volta, è stato possibile collegare un impatto con un sisma rilevato nella regione di Cerberus Fossae, una delle aree più attive dal punto di vista sismico, situata a circa 1.640 km da InSight.
Un cratere e un segnale sismico anomalo
Il nuovo cratere individuato ha un diametro di 21,5 metri ed è situato più lontano di quanto previsto rispetto alla fonte sismica. Ciò suggerisce che la crosta marziana potrebbe avere proprietà che smorzano le onde sismiche generate dagli impatti, permettendo a tali onde di percorrere una via più diretta attraverso il mantello. Ciò ha portato il team di InSight a rivedere i modelli della struttura interna di Marte per spiegare come i segnali sismici generati dagli impatti possano arrivare così in profondità.
“Pensavamo che la maggior parte dell’energia sismica fosse intrappolata nella crosta di Marte“, ha dichiarato Constantinos Charalambous dell’Imperial College di Londra. “Ora sappiamo che esiste una sorta di autostrada sismica nel mantello che permette ai terremoti di propagarsi più lontano del previsto“.
L’intelligenza artificiale a supporto della ricerca
L’intelligenza artificiale ha giocato un ruolo chiave nella scoperta del cratere di Cerberus Fossae. Un algoritmo sviluppato presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA ha permesso di analizzare decine di migliaia di immagini catturate dalla Context Camera della MRO, individuando in poche ore le zone d’impatto. In seguito, le immagini più promettenti sono state analizzate dagli scienziati, che hanno confermato la presenza del cratere.
Senza l’IA, “questo lavoro avrebbe richiesto anni“, ha spiegato Valentin Bickel dell’Università di Berna. “Il nostro algoritmo non è ancora preciso quanto un essere umano, ma è incredibilmente veloce“.
Nuove prospettive per la sismologia planetaria
Questa scoperta aiuterà gli scienziati a distinguere meglio le scosse interne del pianeta da quelle provocate da impatti di meteoroidi. Fino ad ora, si riteneva che la regione di Cerberus Fossae fosse responsabile di numerosi segnali sismici ad alta frequenza, ma i nuovi dati suggeriscono che almeno una parte di essi potrebbe essere stata generata più da impatti esterni che da processi geologici interni.
La ricerca evidenzia inoltre il crescente ruolo dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati planetari. “Abbiamo ormai un’enorme quantità di immagini provenienti da Marte e dalla Luna, e la sfida principale è analizzarle rapidamente e con precisione“, ha affermato Bickel. “Siamo entrati ufficialmente nell’era dei big data nella scienza planetaria“.


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