Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications esplora per la prima volta in dettaglio i modelli di attività delle forme di vita che abitano la zona adopelagica, a circa 7,5 km sotto la superficie dell’oceano. Questo affascinante ecosistema, situato nelle profondità della fossa giapponese nell’Oceano Pacifico, è stato oggetto di ricerca da parte degli scienziati del Geological Survey of Finland (Gtk), guidati da Jussi Hovikoski.
L’obiettivo principale dello studio è stato analizzare i carotaggi dei sedimenti marini e comprendere meglio la bioturbazione, ovvero il processo attraverso cui gli organismi marini modificano il sedimento del fondale. Nonostante la zona adopelagica sia ancora poco conosciuta, la ricerca ha rivelato tracce di attività di scavo e alimentazione da parte degli organismi che popolano queste profondità abissali. La bioturbazione gioca un ruolo cruciale nel ciclo dei nutrienti e nel funzionamento dell’ecosistema marino, influenzando la distribuzione di ossigeno e sostanze nutritive.
Gli scienziati hanno esaminato 20 campioni di sedimenti provenienti da 7,5 km di profondità, utilizzando una scansione a raggi X combinata con dati geochimici e di granulometria. I risultati hanno mostrato che i sedimenti depositati sono inizialmente colonizzati da organismi che sfruttano il materiale ricco di nutrienti. Tra i primi colonizzatori, si trovano i cetrioli di mare, che scavano il fondo marino e contribuiscono alla bioturbazione. Tuttavia, quando la materia organica si decompone, il fondale diventa privo di ossigeno, creando condizioni favorevoli per invertebrati che sfruttano le comunità microbiche.
Questo studio fornisce nuove informazioni cruciali su un ecosistema ancora misterioso, offrendo un’importante finestra su come la vita può prosperare in ambienti estremi e inospitali.



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