La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, celebrata quest’anno per la decima volta, pone ancora l’accento su una sfida irrisolta: la scarsa partecipazione femminile nelle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’iniziativa ha come obiettivo principale favorire l’accesso delle donne e delle ragazze al mondo scientifico e incentivare la loro carriera nella ricerca. Tuttavia, dieci anni dopo, la parità di genere in questo settore resta lontana.
In Italia, le donne laureate nelle discipline Stem tra i 25 e i 34 anni sono solo il 16,8%, meno della metà dei loro colleghi maschi (37%). Questo divario è confermato anche dai dati Istat 2024, come riportato da Save the Children. Non solo l’accesso alle università è limitato, ma gli stereotipi di genere influenzano anche le opportunità professionali. Le donne laureate nelle Stem affrontano difficoltà occupazionali più gravi rispetto agli uomini, soprattutto nei settori dell’informatica, ingegneria e architettura. La sfida di abbattere questi ostacoli, promuovendo una maggiore inclusività e pari opportunità, resta quindi cruciale per il futuro della scienza.


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