Un recente studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e pubblicato sulla rivista Current Biology ha rivelato che sia gli esseri umani che gli animali continuano a esplorare nuove strategie anche dopo averne individuata una efficace. Questa propensione all’esplorazione, che può sembrare controintuitiva, è in realtà una caratteristica chiave della nostra adattabilità e intelligenza.
I ricercatori del MIT hanno condotto un esperimento su esseri umani e marmosette, i primati più piccoli al mondo, per studiare la loro capacità di previsione temporale degli eventi. I partecipanti, umani e primati, sono stati addestrati a osservare un’immagine su uno schermo per un tempo variabile e a premere un pulsante al momento della sua scomparsa. Il successo dipendeva dalla rapidità di reazione senza anticipare troppo il momento giusto. I risultati hanno mostrato che, nonostante le differenze nei tempi di apprendimento, entrambi i gruppi si adattavano alle regole del compito e modificavano il loro comportamento in base alle esperienze precedenti.
Secondo il professor Mriganka Sur del Picower Institute for Learning and Memory questa propensione a esplorare nasce dalla necessità di adattarsi a un mondo in continua evoluzione e dalla possibilità di scoprire strategie più efficaci. Anche dopo aver trovato una soluzione ottimale, gli individui continuano a sperimentare, assumendosi il rischio di errori, ma anche aprendo la strada a miglioramenti inattesi.
Lo studio suggerisce implicazioni importanti per la comprensione dei disturbi dello spettro autistico, in quanto la capacità di fare previsioni sull’ambiente circostante è un aspetto centrale di queste condizioni. Queste nuove evidenze scientifiche potrebbero quindi fornire spunti utili per approfondire i meccanismi cognitivi alla base dell’apprendimento e dell’adattamento.


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