L’esposizione prolungata allo stress può alterare il modo in cui il cervello elabora i suoni: lo rivela uno studio pubblicato su Plos Biology e condotto dagli scienziati della Ben-Gurion University del Negev, in Israele. Il team, guidato da Ghattas Bisharat, ha utilizzato un modello murino per analizzare l’effetto dello stress sulla percezione uditiva. I ricercatori hanno sottoposto i topolini a una settimana di situazioni stressanti, tra cui la reclusione in spazi ristretti. Al termine dell’esperimento, la loro capacità uditiva sembrava invariata nel tronco encefalico, ma non nella corteccia uditiva. Gli animali stressati mostravano un’attività neuronale spontanea più elevata, con un’alterata risposta ai suoni: i neuroni inibitori che esprimono somatostatina risultavano più attivi, mentre quelli associati alla parvalbumina e i neuroni piramidali erano meno reattivi.
In pratica, gli animali percepivano i suoni forti come meno intensi, suggerendo una riduzione della sensibilità alla rumorosità. Questo fenomeno potrebbe spiegare come lo stress cronico influenzi non solo la salute mentale, ma anche la percezione sensoriale del mondo circostante.
Sebbene lo studio sia stato condotto su modelli murini, i ricercatori ipotizzano che lo stress continuato possa influenzare anche l’udito umano.


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