L’arcipelago delle Cicladi, situato lungo l’arco vulcanico dell’Egeo meridionale, è sotto osservazione a causa di un’intensa attività sismica che coinvolge Santorini, Amorgos, Anafi e Ios. Le autorità greche hanno dichiarato lo stato di emergenza per queste isole, mentre esperti sismologi e vulcanologi cercano di delineare l’evoluzione del fenomeno e il suo possibile legame con l’attività magmatica.
Caratteristiche geodinamiche dell’area
L’area delle Cicladi orientali si trova in una zona di intensa attività tettonica, caratterizzata dalla subduzione della placca africana sotto la placca euroasiatica lungo la fossa ellenica. Questa dinamica genera un’alta sismicità e favorisce fenomeni di vulcanismo attivo, come quello della caldera di Santorini.
L’ultimo sciame sismico si è sviluppato prevalentemente nella regione tra Santorini e Amorgos, con eventi fino a magnitudo 5.5. La sequenza sismica si inserisce in un contesto più ampio di deformazioni crostali e possibili variazioni di pressione nei sistemi magmatici sotterranei.
Monitoraggio sismico e valutazione del rischio
Due commissioni scientifiche, il Comitato Permanente per la Valutazione del Rischio Sismico e il Comitato Permanente per il Monitoraggio dell’Arco Vulcanico Greco dell’Organizzazione di Pianificazione e Protezione dai Terremoti (OASP), stanno analizzando i dati sismici e geodetici per comprendere meglio le implicazioni del fenomeno.
Akis Tselentis, esperto di sismologia, ha avvertito che nonostante una lieve diminuzione della frequenza sismica, il rischio di eventi di magnitudo superiore a 5 rimane elevato. Il professor Dimitris Papanikolaou ha sottolineato la pericolosità della faglia di Anydros, una struttura geologica capace di generare terremoti di magnitudo 6, con possibili ripercussioni sulla stabilità dell’intera regione.
Possibile correlazione con il sistema vulcanico
Uno degli interrogativi fondamentali riguarda la relazione tra l’attività sismica in corso e la dinamica magmatica del complesso vulcanico di Santorini. Il geologo Avraam Zelilidis dell’Università di Patrasso sostiene che il fenomeno potrebbe rappresentare una fase pre-eruttiva del sistema vulcanico. Secondo la sua analisi, il vulcano si troverebbe attualmente nella terza fase di un ciclo eruttivo, caratterizzata da forte attività sismica e incremento dei parametri geochimici.
Recenti osservazioni condotte dal team di ricerca dell’Università di Atene hanno rivelato un aumento delle emissioni gassose, anomalie termiche nelle acque circostanti Nea Kameni e una leggera deformazione del suolo, indicatori che potrebbero suggerire una risalita di fluidi magmatici.
Particolare attenzione è stata posta sul vulcano sottomarino Kolumbo, situato a Nord/Est di Santorini. Questo vulcano ha storicamente prodotto eruzioni esplosive e tsunami, come accaduto nel 1650. Secondo i dati forniti dal Centro Ellenico di Ricerca Marina (ELKETHE), il fondale marino attorno a Kolumbo mostra segni di sollevamento, mentre l’attività idrotermale è in aumento.
Zelilidis ha inoltre avanzato l’ipotesi della formazione di un nuovo cratere vulcanico lungo la linea sismogenetica tra Santorini e Amorgos. Questa ipotesi si basa sull’analisi della distribuzione degli epicentri e sulle variazioni geochimiche rilevate nelle acque circostanti.
Strategie di mitigazione e prevenzione
In risposta alla crescente incertezza, le autorità greche hanno avviato una serie di misure preventive. Il Servizio Geologico Ellenico ha intensificato le indagini sulla stabilità del suolo e ha installato nuovi sensori geodetici per monitorare eventuali deformazioni della crosta terrestre.
Nel frattempo, la nave oceanografica Aigaio è stata dispiegata nell’area per condurre studi batimetrici e identificare possibili cambiamenti morfologici del fondale marino. Anche le forze armate greche sono state coinvolte nel monitoraggio della caldera di Santorini.


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