Il terremoto magnitudo 4.5 che ha colpito l’Iran il 5 ottobre 2024 non è stato causato da test nucleari, come inizialmente sostenuto dai media e dai social, alimentando le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. È quanto emerge da uno studio condotto dalla Johns Hopkins University, pubblicato sulla rivista Seismica. La ricerca evidenzia i rischi connessi alla cattiva gestione delle informazioni scientifiche, soprattutto in periodi di conflitto internazionale, e mette in guardia dalla scorretta interpretazione dei dati.
Gli esperti sismologi, analizzando i dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio, hanno escluso l’ipotesi di test nucleari come causa dell’evento sismico. Infatti, l’Iran si trova in una zona geologicamente attiva, dove le placche tettoniche araba ed eurasiatica si scontrano, generando terremoti naturali. L’analisi dei segnali sismici ha mostrato un’origine lungo una faglia a pendenza leggera, confermando che il terremoto è stato causato dalle forze geofisiche che caratterizzano la regione. I test nucleari, al contrario, generano firme sismiche molto diverse, di tipo esplosivo, come sottolineato dal sismologo Benjamin Fernando.
Lo studio evidenzia anche come la disinformazione si sia diffusa rapidamente sui social media. Pochi minuti dopo l’evento, alcuni utenti hanno erroneamente correlato il terremoto a test nucleari, una teoria che è stata amplificata da campagne di disinformazione. Questa narrazione è stata poi riportata anche dai media internazionali, mentre i media persiani hanno fornito una copertura più accurata, basata su dati scientifici verificati.
Secondo gli esperti, una maggiore diffusione di informazioni scientifiche affidabili in tempo reale potrebbe contrastare la disinformazione e ridurre l’effetto di teorie del complotto. Un approccio collaborativo tra scienziati e piattaforme social potrebbe aiutare a rafforzare la fiducia nella scienza e nelle sue analisi.


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