Oggi Zoe ha 6 anni e mezzo. Va a scuola, ride e scherza con i suoi compagni. La sera gioca a casa con la mamma, il papà e il suo fratellino di 9 anni. Una vita uguale a quella dei suoi coetanei, con una particolarità: solo 2 anni fa Zoe ha rischiato di morire per un cancro, una forma di leucemia guarita dai medici del Bambino Gesù di Roma grazie all’immunoterapia Car-T. In occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile, l’ospedale della Santa Sede racconta la storia della piccola. Far sì che ci siano sempre più Zoe, in Italia e nel mondo, è l’obiettivo di una raccolta fondi al via oggi a sostegno degli studi clinici sui tumori pediatrici.
Nel 2022, quando Zoe aveva 4 anni e mezzo, i genitori la portano al Bambino Gesù per dei controlli. “Abbiamo fatto degli accertamenti in Reumatologia perché non riusciva a camminare, aveva un forte dolore al tallone”, ricorda Giulio, il papà della bimba. Dopo una Tac, la diagnosi: leucemia linfoblastica acuta, una parola di fronte alla quale “ti senti impotente – dice il padre – Fortunatamente al Bambino Gesù abbiamo trovato medici straordinari dalla grande umanità, che ci hanno fin da subito guidato e sostenuto. Abbiamo iniziato immediatamente la chemioterapia”, che però non è bastata. “Secondo il protocollo” Zoe “avrebbe dovuto fare 2 anni di terapia, ma ha avuto una recidiva molto precoce verso la fine del primo anno”.
E’ allora che il team di Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù, decide di ricorrere alla terapia Car-T, un trattamento avanzato basato su cellule del sistema immunitario (i linfociti-T) che vengono modificate per essere rese in grado di aggredire le cellule tumorali. “I dottori mi spiegarono subito che adesso avevamo tante armi in più rispetto a tanti anni fa – continua Anna, la mamma di Zoe – che oltre alla cura tradizionale si poteva ricorrere alle Car-T. E se siamo tutti qui oggi a raccontare la storia di Zoe è per merito della ricerca che ha portato allo sviluppo di queste terapia. Possiamo dire di essere stati anche fortunati ad avere questa possibilità. Ci siamo fatti guidare totalmente, perché avevamo piena fiducia nei dottori”.
Le altre reazioni
“Ogni anno in Italia si ammalano di tumore circa 2mila bambini e ragazzi di età compresa fra gli 0 i 18 anni – afferma Locatelli – Oggi sappiamo che circa l’80% di coloro che ha affrontato una neoplasia in età pediatrica guarisce completamente. Questi risultati straordinari sono il frutto degli investimenti fatti nella ricerca, perché investire nella ricerca significa investire nella cura. E’ grazie a questi investimenti che l’oncoematologia pediatrica oggi rappresenta uno dei modelli di maggior successo della moderna oncoematologia. L’ospedale Bambino Gesù in particolare ha investito nelle Car-T, con l’obiettivo dare una speranza di cura in più a quei bambini e ragazzi che hanno un tumore refrattario alle terapie tradizionali”.
La storia di Zoe, il suo percorso di cura, è una testimonianza concreta di quanto la ricerca sia cruciale. “Vorremmo che, un domani, la speranza di guarigione possa trasformarsi in una certezza per tutti i bambini come Zoe”, si augura papà Giulio.
Proprio per dare una chance salvavita a chi ha un tumore refrattario alle terapie tradizionali, a partire da oggi 15 febbraio, Giornata mondiale contro il cancro infantile, è stata avviata una campagna di raccolta fondi proprio a sostegno degli studi clinici oncoematologici. Grazie all’aiuto di quanti sceglieranno di donare – promette il Bambino Gesù via social – l’ospedale proverà a scrivere tante storie come quella di Zoe.


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