Gli Stati Uniti impongono dazi sulle esportazioni di cavi e fili di alluminio

La misura colpisce direttamente importanti aziende del settore metallurgico sudcoreano, tra cui Daewon Electric Wire e Gaon Cable

Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti dazi su tutte le esportazioni di cavi e fili di alluminio (AWC) provenienti dalla Corea del Sud, con un’aliquota del 52,79% per il dazio antidumping e del 33,44% per il dazio compensativo. La decisione, emessa dal Dipartimento del Commercio statunitense, rientra in una strategia volta a contrastare il fenomeno delle esportazioni dirottate dalla Cina attraverso aziende sudcoreane. La misura colpisce direttamente importanti aziende del settore metallurgico sudcoreano, tra cui Daewon Electric Wire e Gaon Cable, ritenute responsabili di aver facilitato le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti attraverso operazioni di assemblaggio e completamento del prodotto in Corea. Gli Stati Uniti hanno quindi applicato un provvedimento di carattere nazionale (“country-wide”), estendendo i dazi a tutti gli esportatori sudcoreani di AWC.

Questi dazi avranno effetto retroattivo, coprendo le esportazioni effettuate a partire da ottobre 2023, data di avvio dell’indagine del Dipartimento del Commercio. La decisione segna anche il primo caso ufficiale di sanzioni commerciali contro aziende sudcoreane dall’insediamento del secondo mandato di Donald Trump.

Il documento

Secondo il documento finale dell’indagine, ottenuto dal quotidiano sudcoreano Maeil Business Newspaper, il Dipartimento del Commercio statunitense ha accertato che le materie prime per la produzione di AWC provenivano dalla Cina e venivano poi assemblate e completate in Corea del Sud prima di essere esportate negli Stati Uniti. Per questo motivo, il governo statunitense ha ritenuto che l’industria sudcoreana abbia aggirato i dazi imposti direttamente ai prodotti cinesi.

Alcune aziende, come Dongil Electric Wire, potrebbero ottenere un’esenzione dai dazi. Tuttavia, cinque società – Daewon Electric Wire, Gaon Cable, LS Cable, Taehwa e TMC – non hanno collaborato in modo adeguato con le indagini statunitensi e per questo sono state escluse da qualsiasi possibilità di esenzione. LS Cable ha dichiarato pubblicamente di non utilizzare materiali cinesi per la produzione dei suoi cavi in alluminio.

Rischi per l’industria sudcoreana

Questa decisione evidenzia una crescente vulnerabilità dell’industria manifatturiera sudcoreana, che dipende in larga parte dalle forniture cinesi per le materie prime e i componenti. La politica protezionistica degli Stati Uniti sta prendendo di mira le aziende sudcoreane che agiscono come canale di esportazione per le merci cinesi, penalizzando di conseguenza l’intero settore industriale del paese.

Oltre agli Stati Uniti, anche il Regno Unito, l’Unione Europea e la Turchia stanno adottando misure simili, riconoscendo i prodotti esportati dalla Corea del Sud come di origine cinese e applicando di conseguenza dazi e restrizioni commerciali. Secondo le analisi dell’industria, su otto casi di dazi applicati ai prodotti sudcoreani per presunto “aggiramento” delle misure antidumping e compensative, ben sette riguardano merci originarie della Cina. Tra i prodotti colpiti da queste sanzioni si trovano non solo cavi in alluminio, ma anche fogli di alluminio, cerniere, catene decorative, cavi e funi in acciaio e silicio metallico.

Il Ministero dell’Industria sudcoreano ha minimizzato gli effetti immediati della misura, sottolineando che solo due aziende attualmente esportano cavi in alluminio negli Stati Uniti e che una di esse ha già ottenuto l’esenzione dai dazi. Tuttavia, la crescente pressione commerciale da parte degli Stati Uniti e di altri paesi potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sulle aziende manifatturiere sudcoreane, costrette a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento per evitare ulteriori sanzioni.