Il 9 marzo 1957, alle 04:22 ora locale, un potente terremoto di magnitudo 8.6 colpì l’arcipelago delle isole Andreanof, parte delle Aleutine, in Alaska. Il sisma si verificò lungo la Fossa delle Aleutine, una zona di subduzione tra la placca pacifica e quella nordamericana. L’intensità massima raggiunse il livello VIII della scala Mercalli, con danni severi nelle isole di Adak e Umnak.
Il terremoto generò uno tsunami di vasta portata, con onde alte fino a 23 metri su Unimak Island e 16 metri alle Hawaii. Il maremoto fu avvertito in tutto il Pacifico, con onde che raggiunsero la California, il Messico, il Cile e persino le isole Samoa. In Alaska, i danni maggiori riguardarono infrastrutture, strade e porti, mentre alle Hawaii l’inondazione distrusse edifici e causò due vittime indirette.
Grazie ai tempestivi avvisi del sistema di allerta tsunami, furono evitati ulteriori decessi. Il costo complessivo dei danni superò i 5 milioni di dollari dell’epoca (circa 56 milioni di dollari attuali). Il terremoto del 1957 rimane un caso di studio fondamentale per la comprensione delle dinamiche sismiche e tsunami generate dalle zone di subduzione.



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