Il 9 marzo 1976, in Val di Fiemme, si verificò un tragico incidente: nel pomeriggio, la fune portante della funivia si spezzò mentre la cabina era in discesa verso Cavalese, in Trentino. Dopo un volo di circa 200 metri, la cabina si schiantò sul fianco della montagna e continuò la sua corsa per altri 100 metri prima di fermarsi su un prato. Il bilancio fu drammatico: 42 vittime, tra cui 15 bambini.
L’unica sopravvissuta fu Alessandra Piovesana, una ragazza milanese di 14 anni, in gita scolastica. Dopo una lunga convalescenza, riuscì a testimoniare nei processi successivi. Le indagini evidenziarono problemi di manutenzione e tensioni irrisolte nei cavi, sollevando interrogativi sulla sicurezza degli impianti funiviari.
La tragedia del 1976 ebbe un sinistro parallelo nel 1998, quando un aereo militare statunitense tranciò i cavi della stessa funivia, causando altre venti vittime. Più recentemente, l’incidente della funivia del Mottarone nel 2021 ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli impianti a fune in Italia.


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