Dopo giorni caratterizzati da instabilità atmosferica e precipitazioni intermittenti, l’Umbria si appresta a vivere una temporanea parentesi di tempo più asciutto a partire dal pomeriggio-sera odierno. Tuttavia, si tratterà soltanto di una breve tregua, perché già da lunedì 31 marzo è previsto un nuovo peggioramento con l’arrivo di aria fredda e ulteriori fenomeni, inclusa la possibilità di nuove nevicate lungo la dorsale appenninica.
Nella notte appena trascorsa, la neve è tornata a imbiancare Castelluccio di Norcia e le aree montane dell’Appennino umbro-marchigiano, con accumuli significativi intorno ai 1400-1500 metri. Alle quote superiori, sopra i 1700-1800 metri, le nevicate sono risultate abbondanti e continuative già da diversi giorni. Le correnti nord-orientali, che stanno insistendo sull’Italia centrale, hanno trasportato masse d’aria umida cariche di precipitazioni, le quali si sono concentrate principalmente sulle zone adriatiche e lungo il crinale appenninico, con occasionali sconfinamenti verso le aree più occidentali dell’Umbria. Ne è un esempio la serata e la notte appena trascorse, quando gran parte del territorio regionale è stata interessata da piogge diffuse, seppur con cumulate generalmente modeste.
Le prossime ore vedranno un parziale miglioramento, con una tendenza a condizioni più stabili e asciutte, che proseguiranno anche nella giornata di domenica. Tuttavia, nelle aree montane e appenniniche persisterà una moderata probabilità di fenomeni locali, seppur meno intensi. Il vero cambiamento arriverà lunedì, quando un nuovo impulso di aria fredda farà il suo ingresso sull’Italia, portando con sé un peggioramento delle condizioni meteo anche sull’Umbria. Sono attesi rovesci sparsi e nuove nevicate sull’Appennino, con quota neve intorno ai 1000 metri. Il tutto sarà accompagnato da un rinforzo dei venti di Grecale, che soffieranno con maggiore intensità soprattutto tra la notte di domenica e quella di lunedì.
Le temperature subiranno un deciso calo, e questo apre una finestra di attenzione per martedì 1° aprile, quando al primo mattino non si esclude il rischio di brinate tardive, un evento temuto in particolare dagli agricoltori. Gli ultimi inverni più miti del normale hanno spesso accelerato lo sviluppo vegetativo delle piante, rendendole vulnerabili a ondate di freddo fuori stagione. Una nuova gelata primaverile, come quella ipotizzata per martedì, potrebbe compromettere parte dei raccolti, rinnovando così un problema ricorrente degli ultimi anni.
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