Il 2025 Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai: cosa succede in Val Senales

Il rischio di perdere i ghiacciai è sempre più alto, senza una drastica riduzione delle emissioni climalteranti

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato che il 2025 è l’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai, iniziativa che ha l’obiettivo di sensibilizzare la società sul ruolo essenziale dei giganti bianchi nel sistema climatico e idrologico mondiale. Anche l’UNESCO, insieme all’ONU, si sta impegnando per promuovere attività in questa direzione. Dal Pakistan all’Oceano Artico, dalla Groenlandia alle Alpi, il futuro dei ghiacciai è in pericolo con gravi conseguenze socioeconomiche e ambientali. La loro accelerata scomparsa – sono circa 200 mila in tutto il mondo –, causata dall’innalzamento delle temperature e dell’inquinamento, rappresenta una delle sfide ambientali più importanti e urgenti, con impatti profondi sull’ecosistema, sulla biodiversità e sulle economie locali. Inoltre, il continuo scioglimento dei ghiacciai sta esercitando molteplici pressioni sulle stazioni sciistiche site in queste aree, perché la sicurezza della neve, nelle basse stagioni, è a rischio e richiede misure speciali. Ad esempio, da oltre 10 anni non si scia più in estate sul ghiacciaio della Val Senales e i dipendenti sono formati e sensibilizzati su tutti i processi lavorativi che devono essere coordinati per trattare la risorsa del ghiaccio con la massima attenzione possibile.

Il rischio di perdere i ghiacciai è sempre più alto, senza una drastica riduzione delle emissioni climalteranti. Oggi, i ghiacciai ricoprono circa il 10% della superficie terrestre e ospitano una biodiversità unica che, con lo scioglimento, rischia l’estinzione. La loro scomparsa influenzerà anche la disponibilità di acqua dolce, comprometterà gli habitat montani e avrà ripercussioni dirette su settori quali il turismo, l’agricoltura, la pastorizia e la produzione di energia idroelettrica.

I dettagli

L’Alpin Arena Senales sta contribuendo alla salvaguardia dei ghiacciai, nonostante gli ultimi anni siano stati ampiamente sfavorevoli a causa di inverni particolarmente miti, con conseguente scarsità di neve nelle regioni alpine, seguiti da stagioni di primavera con ondate di caldo estremo. Nei mesi estivi, di solito, si verificano irruzioni di aria fredda con un po’ di neve fresca nelle quote più alte che ricopre le chiazze di ghiaccio più scure, a causa dei detriti che talvolta vi si depositano. Il candore della neve fa sì che gran parte della luce solare incidente venga riflessa (effetto albedo) ma, a causa delle alte temperature, questo effetto non si è verificato, e di conseguenza non si è formato un nuovo manto nevoso. In mancanza di questa copertura, il ghiaccio dei ghiacciai ha quindi assorbito l’energia solare incidente, riscaldandosi ulteriormente.