L’intestino umano è un ecosistema complesso, popolato da miliardi di batteri che svolgono un ruolo cruciale nella digestione, nell’immunità e nella salute generale. Quando questo equilibrio viene alterato, possono insorgere malattie croniche come la colite ulcerosa (CU), un’infiammazione dell’intestino crasso che provoca dolori addominali e diarrea persistente. I trattamenti attuali, basati su farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, non sempre risultano efficaci e possono avere effetti collaterali significativi.
Un nuovo studio condotto dall’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) ha esplorato un’alternativa innovativa: l’uso del batterio Clostridium scindens per favorire la guarigione intestinale. Questo microrganismo è in grado di convertire gli acidi biliari primari in acidi biliari 7-deidrossilati, molecole che stimolano la rigenerazione del rivestimento intestinale attraverso il recettore TGR5.
Gli scienziati hanno testato la terapia su topi affetti da colite, somministrando il batterio a un gruppo e lasciando l’altro senza trattamento. I risultati sono stati sorprendenti: i topi trattati hanno mostrato una riduzione dell’infiammazione e una rigenerazione più rapida della mucosa intestinale. Tuttavia, nei topi privi del recettore TGR5, i benefici sono scomparsi, confermando il ruolo chiave del metabolismo degli acidi biliari nella guarigione.
L’analisi dei dati clinici dei pazienti ha rivelato che livelli ridotti di acidi biliari 7-deidrossilati sono associati a una compromissione del rinnovamento cellulare intestinale, suggerendo che questa strategia potrebbe essere applicabile anche agli esseri umani. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, questa scoperta apre la strada a nuove terapie basate sul microbioma, offrendo un’alternativa promettente ai trattamenti convenzionali per la CU.


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