Il buco dell’ozono antartico si sta chiudendo: la conferma del MIT

Le osservazioni satellitari dal 2005 a oggi confermano questa tendenza

Una notizia incoraggiante per il pianeta: lo strato di ozono sopra l’Antartide sta mostrando segnali concreti di recupero, grazie alla riduzione delle sostanze chimiche che lo impoveriscono. Lo conferma un recente studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT), pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. Gli scienziati, guidati dalla ricercatrice Susan Solomon, hanno utilizzato un metodo innovativo chiamato fingerprinting, sviluppato dal premio Nobel Klaus Hasselmann. Questo approccio permette di isolare l’influenza specifica delle attività umane sui cambiamenti atmosferici, distinguendola da altre variabili naturali come la meteorologia o l’aumento dei gas serra.

Attraverso simulazioni avanzate dell’atmosfera, il team ha confrontato diversi scenari: uno senza emissioni dannose, uno con solo gas serra in aumento e un altro con solo la riduzione delle sostanze nocive per l’ozono. Il confronto tra questi modelli ha evidenziato che il miglioramento dello strato di ozono è strettamente legato alla riduzione delle sostanze responsabili della sua distruzione.

Le osservazioni satellitari dal 2005 a oggi confermano questa tendenza: il segnale del recupero dell’ozono è diventato sempre più evidente, raggiungendo nel 2018 una certezza del 95%. Questo significa che il ripristino dello strato di ozono è una diretta conseguenza delle politiche ambientali adottate a livello globale, come il Protocollo di Montréal, che ha limitato l’uso di composti nocivi.

Secondo Solomon, se la tendenza continuerà, entro il 2035 potremmo assistere alla completa scomparsa del buco dell’ozono stagionale in Antartide.