Il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci ha ricevuto oggi a Roma una delegazione di cittadini di Bagnoli, presente anche il prefetto di Napoli, Michele Di Bari. Al centro dell’incontro le iniziative di assistenza alla popolazione dei Campi Flegrei, anche alla luce delle più recenti scosse di terremoto che hanno provocato ulteriori danni ad edifici privati ed accentuato lo stato di paura degli abitanti. Si è parlato anche dell’utilizzo della ex base Nato, del rischio di speculazione nella politica degli affitti, della necessità di rendere più snelle le procedure burocratiche per la verifica dell’agibilità degli immobili danneggiati, della necessità di assicurare i servizi essenziali agli anziani, ai disabili ed agli alunni appartenenti a famiglie costrette a sgomberare la propria casa.
Il Ministro Musumeci – sottolinea una nota – ha assicurato che il governo Meloni ha già in esame le richieste avanzate dalla delegazione, richieste sulle quali peraltro è in corso un’interlocuzione sia con alcuni sindaci dell’area dei Campi Flegrei e sia con il Presidente della Regione Campania. Nei prossimi giorni, le misure saranno portate all’attenzione del Consiglio dei Ministri.
Musumeci ha anche sintetizzato i provvedimenti di prevenzione strutturale e non, adottati nell’ultimo anno e mezzo, con una accurata programmazione, finalizzata a ridurre l’esposizione ai rischi naturali di quell’area, del suo patrimonio pubblico e privato, con un impegno finanziario che supera il mezzo miliardo di euro.
La posizione dei comitati
Dario, attivista dell’assemblea, spiega che l’incontro di oggi “è fondamentale per richiedere un provvedimento ad hoc per i Campi Flegrei”. Le richieste portate avanti dai comitati mettono in evidenza quella che per gli abitanti è una contraddizione: “dalla sera alla mattina vengono trovati i fondi per portare avanti le guerre, per finanziare Israele e altre realtà, ma non si trovano quelle per aiutare le popolazioni e i territori. A partire dai Campi Flegrei, ma non solo, come gli episodi alluvionali avuti due giorni dopo la scossa a Firenze, a Cesena e a Faenza. L’unica guerra che bisogna condurre è quella per mettere in sicurezza i territori“.
“In Italia molto spesso si muore di speranza”, insiste Dario, denunciando quanto avvenuto, ad esempio, all’Aquila e Amatrice: “questo è assurdo e rappresenta un problema politico“. In conclusione: “ci dispiace dirlo, ma magari le istituzioni che durano 5-10 anni non hanno una visione, gli abitanti, che lo sono per tutta una vita, invece sì. Noi abbiamo un’idea di sviluppo ed è differente da quella della speculazione”.


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