L’amministrazione statunitense, alle prese con una grave crisi della produzione di uova causata dall’influenza aviaria, ha tentato di ottenere forniture dai Paesi europei, tra cui l’Italia. Tuttavia, la risposta è stata negativa: l’autosufficienza produttiva del continente, già al limite, non consente esportazioni straordinarie.
Un mercato in difficoltà
Negli Stati Uniti, l’influenza aviaria ha avuto un impatto devastante sul settore avicolo. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e il Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), dal 2022 oltre 162 milioni di volatili sono stati colpiti dal virus, con una perdita di 20 milioni di galline ovaiole solo nell’ultimo trimestre del 2024. La conseguenza diretta è stata un’impennata dei prezzi delle uova, che hanno raggiunto 1091,53 euro ogni 100 chili, ben oltre i 240,28 euro dell’Europa, i 181,79 euro del Brasile e gli 83,43 euro dell’India.
Questa situazione ha spinto gli Stati Uniti a cercare supporto internazionale per riequilibrare il mercato. L’amministrazione Trump ha contattato diversi Paesi europei, ma la risposta è stata unanime: nessuna esportazione straordinaria sarà possibile.
Il “no” dell’Italia e dell’Europa
Tra i Paesi interpellati figura anche l’Italia. Una settimana fa, l’ambasciata di Washington a Roma ha avanzato una richiesta a Unaitalia, l’Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova, per una fornitura di uova per i prossimi sei mesi. La risposta è stata negativa. “Abbiamo un’autosufficienza che raggiunge a malapena il 97%. Non c’è disponibilità e non possiamo permetterci forniture aggiuntive”, ha dichiarato Ruggero Moretti, presidente del Comitato Uova di Unaitalia.
Moretti, che presiede anche l’EEPA (European Egg Processors Association), ha confermato che il rifiuto italiano non è stato un caso isolato. Anche Francia e Lituania hanno declinato, e si presume che la stessa risposta sia stata ricevuta dagli USA da tutti gli altri Paesi europei.
Un settore europeo in espansione
Il rifiuto europeo non è frutto di un semplice protezionismo, ma riflette un mercato in forte crescita. Il consumo di uova sta vivendo un momento d’oro in Europa, trainato dal loro costo accessibile rispetto ad altre fonti proteiche. In Italia, ad esempio, si consumano 13,5 miliardi di uova l’anno, con un aumento pro capite di 10 unità dal 2023 al 2024.
I dati aggiornati della Commissione UE (20 febbraio 2025) confermano che i principali produttori di uova nell’Unione Europea sono: Francia, Germania, Spagna, Italia e Polonia
Tuttavia, nessuno di questi Paesi ha surplus produttivi tali da permettere forniture extra per gli Stati Uniti. La Danimarca, in risposta a una precedente richiesta americana, aveva già dichiarato che in Europa non esiste un eccesso di produzione, contrariamente a quanto sperato dall’amministrazione Trump.
Con la porta europea ormai chiusa, gli Stati Uniti dovranno guardare altrove per trovare una soluzione alla crisi delle uova.


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