Un sospetto drone russo avrebbe sorvolato per cinque volte nell’ultimo mese il centro comune di ricerca dell’Unione europea a Ispra, in provincia di Varese. La notizia, anticipata dal sito del Corriere della Sera, è stata confermata da fonti qualificate. Gli stessi vertici della struttura di ricerca scientifica hanno intercettato il drone con un sistema di rilevamento sperimentale di velivoli sconosciuti.
Ancora “massima cautela” sulla dinamica e sulla paternità dell’azione così come descritta dai media. È quanto spiegano fonti di sicurezza che seguono il caso del drone. Difficile pensare – a quanto indicano le fonti – a droni in grado di viaggiare dalla Russia all’Italia. Non ci sarebbero al momento testimoni oculari; il drone sarebbe stato intercettato da un sistema di rilevazione di radiofrequenze che avrebbe indicato un apparecchio di fabbricazione russa. La tipologia non è tuttavia di quelle che hanno la capacità di viaggiare per molti chilometri, quindi – eventualmente – sarebbe partito da una base non lontana dall’area che avrebbe sorvolato. Appare dunque complicata al momento l’attribuzione dell’azione alla Russia o ad altri attori statali. Tanto più in una fase di grandi tensioni internazionali e guerre ibride che confondono piani e narrazioni.
Si attendono fatti più circostanziati mentre gli accertamenti degli inquirenti proseguono ed anche il Copasir sarebbe orientato ad acquisire maggiori elementi prima di disporre approfondimenti sul caso.
Ipotesi spionaggio
La sezione distrettuale antiterrorismo della procura di Milano ha avviato degli accertamenti sulla vicenda. Lo si apprende in ambienti giudiziari. Al momento, dopo la segnalazione arrivata in procura lo scorso venerdì pomeriggio, è stato aperto un fascicolo a modello 45, ma domani si potrebbe procedere a iscriverlo con un’ipotesi di reato, che potrebbe essere quello di spionaggio, dopo una riunione in procura tra i pm e gli investigatori.
Le indagini saranno affidate ai Carabinieri del Ros. Ad occuparsi dell’inchiesta, con il procuratore Viola, saranno l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Alessandro Gobbis. Quest’ultimo nelle scorse settimane ha chiesto il rinvio a giudizio per due imprenditori di 34 e 60 anni, titolari di una società immobiliare in Brianza, che si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di “spionaggio” per l’intelligence russa. Al momento non risultano collegamenti tra questo procedimento e i presunti sorvoli del drone di sospetta origine russa nella zona di Ispra, non lontano anche ad alcuni stabilimenti della Leonardo e al NATO Rapid Deployable Corps che ha il suo quartier generale a Solbiate Olona (Varese), ma saranno effettuate delle verifiche.
Nel centro Ue a Ispra si studiano clima e sicurezza nucleare
Il Joint research centre dell’Ue di Ispra, paese di 5 mila abitanti sulla riva sinistra del Lago Maggiore, in provincia di Varese, rappresenta il terzo centro ricerche più grande della Commissione europea dopo Bruxelles e Lussemburgo. Fondato nel 1957 per fornire alle politiche dell’UE un sostegno basato sull’evidenza scientifica, in piena indipendenza da interessi nazionali, commerciali o privati, è ora considerato uno dei principali campus di ricerca in Europa ed è dotato di numerosi laboratori e infrastrutture all’avanguardia. Sono numerosi gli ambiti in cui lavora il personale del sito, tra cui la sicurezza nucleare, l’efficienza energetica, il cambiamento climatico e lo spazio.
Uno dei suoi laboratori è il cosiddetto WaterLab, che grazie ad attrezzature avanzate analizza l’acqua per determinare se contiene sostanze chimiche dannose per la salute o per l’ambiente. Un altro laboratorio è l’European Solar Test Installation (ESTI), un centro di ricerca attivo già dagli anni ’70 in prima linea per definire gli standard europei e mondiali del fotovoltaico. In una sala di crisi (ECML) gli scienziati monitorano i possibili disastri naturali e supportano gli Stati sia nella gestione delle emergenze sia per provare ad anticipare un disastro prima che accada. Qui gli scienziati si occupano, anche attraverso l’utilizzo dei satelliti del programma Copernicus, di studiare terremoti, incendi, esondazioni e frane per cercare di limitare i danni che possono causare sulla popolazione.


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