Un recente studio pubblicato su Communications Earth & Environment suggerisce che il ghiaccio sulla Luna potrebbe essere molto più diffuso di quanto ritenuto in precedenza, estendendosi oltre le regioni polari. La ricerca, condotta dagli scienziati del Physical Research Laboratory di Ahmedabad, in India, si è basata sui dati della missione Chandrayaan-3, in particolare sulle misurazioni delle variazioni di temperatura effettuate dal lander Vikram.
I ricercatori hanno analizzato la temperatura della superficie lunare e a 10 cm di profondità, registrando escursioni termiche estreme: fino a 82°C di giorno e -168,15°C di notte. Tuttavia, in un’area pianeggiante a circa un metro dal lander, il picco di temperatura era inferiore, attestandosi a 59°C.
Attraverso un modello matematico basato su questi dati, gli scienziati hanno determinato che pendii con un’inclinazione superiore ai 14 gradi nelle zone in ombra potrebbero essere abbastanza freddi da consentire l’accumulo di ghiaccio vicino alla superficie. Ciò implica che il ghiaccio potrebbe essere presente in molte più aree lunari rispetto a quanto ipotizzato, aumentando le possibilità di un suo sfruttamento per future missioni spaziali.
L’estrazione di ghiaccio sulla Luna sarebbe una risorsa fondamentale per l’esplorazione a lungo termine, fornendo acqua per gli astronauti e persino idrogeno per la produzione di carburante. Finora, le uniche misurazioni dirette della temperatura lunare risalivano alle missioni Apollo degli anni ’70, che si erano concentrate su regioni equatoriali. Ora, grazie ai nuovi dati di Chandrayaan-3, gli scienziati hanno una visione più ampia del clima lunare e delle sue potenziali risorse.
Questa scoperta potrebbe rivoluzionare le strategie per l’esplorazione spaziale, facilitando la costruzione di basi lunari autosufficienti e aprendo nuove prospettive per il futuro dell’umanità nello Spazio.


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