Incursione in Kursk: tra coraggio e dolore, l’Ucraina si interroga sul prezzo della guerra

L’ex capo di Stato Maggiore, Viktor Muzhenko, aveva messo in guardia già nell’agosto 2024 sui rischi delle operazioni: le domande sulla guerra in Ucraina

“Quando Mariia Pankova ha scambiato gli ultimi messaggi con il suo caro amico Pavlo a dicembre, non immaginava che lui fosse tra i soldati ucraini impegnati nella regione russa di Kursk. Solo giorni dopo ha scoperto che Pavlo Humeniuk, 24 anni, geniere da combattimento della 47ª brigata Magura, era scomparso nei pressi del villaggio di Novoivanivka, il 6 dicembre. Da allora, sono passati quasi quattro mesi senza alcuna notizia. Mariia, 25 anni, continua a cercarlo su Telegram e Facebook, aggrappata alla speranza di scoprire se sia vivo o morto”. Le sue parole, raccolte da Reuters, esprimono il dolore e i dubbi di una generazione ucraina che sta pagando un prezzo altissimo per la guerra: “non so se ne sia valsa la pena”, dice tra le lacrime. “Noi non siamo invasori. Vogliamo solo indietro i nostri territori, non quelli russi”. E’ quanto si legge in un articolo Reuters.

L’operazione in Kursk: obiettivi e risultati

Secondo lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, l’incursione in territorio russo – iniziata ad agosto – aveva l’obiettivo di mettere pressione su Mosca, deviare forze russe da altri fronti e prevenire attacchi transfrontalieri. La controffensiva si è rivelata difficile da sostenere: carenza di uomini, logistica complessa e la rapida reazione russa – con l’invio di forze d’élite rafforzate anche da militari nordcoreani – hanno ridotto il controllo ucraino a una stretta fascia di territorio. Serhiy Rakhmanin, membro della Commissione Difesa del Parlamento ucraino, ha spiegato: “abbiamo garantito la profondità dell’attacco, ma non la larghezza necessaria per mantenerlo”. 

Ritirata e polemiche

Il 16 marzo, Kyiv ha confermato il ritiro da Sudzha, una delle città chiave della regione. Questo evento ha acceso il dibattito in Ucraina sulla validità strategica dell’incursione. Oleksii Deshevyi, 32 anni, ex guardia di sicurezza che ha perso una mano in combattimento, ha detto a Reuters: “non avremmo mai dovuto iniziare quest’operazione”. 

Nonostante le difficoltà, il comando ucraino ha affermato che l’azione ha raggiunto molti dei suoi obiettivi: logorare il nemico, infliggere perdite, prendere prigionieri (circa 1.000 soldati russi, poi scambiati con prigionieri ucraini) e costringere Mosca a creare tre nuovi gruppi da 90.000 soldati, oltre a impiegare 12.000 militari nordcoreani.

Tra morale e rischi geopolitici

L’ex capo di Stato Maggiore, Viktor Muzhenko, aveva messo in guardia già nell’agosto 2024 sui rischi delle operazioni. Al contrario, il comandante in capo ucraino Oleksander Syrskyi ha difeso l’incursione, definendola un colpo morale importante contro le forze russe. Ma intanto, mentre il presidente americano Donald Trump cerca un accordo di pace con Putin, molti ucraini temono che eventuali concessioni territoriali possano incoraggiare ulteriori aggressioni russe.
Mariia Pankova, ancora alla ricerca del suo amico Pavlo, pensa di arruolarsi a sua volta: “ogni volta che qualcuno prova a vendere un pezzo dell’Ucraina, non deve dimenticare cosa abbiamo già sacrificato. Quante vite abbiamo già dato”, conclude l’articolo di Reuters.