Uno studio pubblicato sulla rivista PNAS dall’Università statale di New York a Stony Brook ha rivelato che l’invecchiamento del cervello non avviene in modo graduale, ma attraverso 3 momenti chiave, con il primo e più critico tra i 40 e i 60 anni. Questo periodo potrebbe rappresentare una finestra d’oro per la prevenzione delle malattie neurodegenerative. L’analisi delle risonanze magnetiche di oltre 19mila individui ha mostrato che il primo “gradino” dell’invecchiamento cerebrale avviene tra i 44 e i 47 anni, segnando l’inizio di cambiamenti metabolici significativi. Il secondo scatto si verifica tra i 62 e i 67 anni, con un’accelerazione del declino neurologico, mentre il terzo, tra i 76 e i 90 anni, rappresenta una fase di stabilizzazione.
Lo studio suggerisce che il metabolismo, in particolare quello del glucosio, sia il principale motore dell’invecchiamento cerebrale. Infatti, il primo scalino è associato a un aumento dell’emoglobina glicata, un biomarcatore che segnala livelli elevati di zuccheri nel sangue e che è tipico del diabete. Il secondo scalino, invece, coincide con significativi cambiamenti vascolari che impattano la pressione sanguigna.
Questi risultati evidenziano l’importanza di interventi preventivi nella mezza età, quando i primi segnali di declino iniziano a manifestarsi. Strategie come una dieta equilibrata, il controllo della glicemia e della pressione sanguigna, oltre all’attività fisica regolare, potrebbero ridurre il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative in età avanzata.
Conoscere questi momenti critici offre nuove opportunità per la ricerca medica, aprendo la strada a trattamenti mirati che potrebbero rallentare il processo di invecchiamento cerebrale e migliorare la qualità della vita nelle fasi avanzate dell’esistenza.


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