Malattie rare, nel “DNA spazzatura” la chiave per l’aumento delle diagnosi

Una ricerca si propone di definire approcci terapeutici di precisione basati su trattamenti a RNA e 'Editing genetico'

Si trova nel cosiddetto “DNA spazzatura”, la chiave per aumentare di almeno il 10% le diagnosi di alcune malattie rare e sviluppare terapie di precisione. È quanto emerge dallo studio scientifico ‘Paradigm’ coordinato dal Policlinico di Sant’Orsola di Bologna e pensato per individuare variazioni genomiche sino ad ora sfuggite alle indagini tradizionali. La ricerca – spiegano dall’Ospedale emiliano – si concentra in particolare su malattie dell’occhio – come la retinite pigmentosa – e neuromuscolari e si propone anche di definire approcci terapeutici di precisione basati su trattamenti a RNA e ‘Editing genetico’. ‘Paradigm’ vede in campo, oltre al Policlinico bolognese nel ruolo di centro coordinatore, anche l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli e la Fondazione Mondino Pavia impegnati in un progetto finanziato con un milione di euro grazie ai fondi PNRR.

Nel dettaglio, lo studio si propone di superare le indagini genetiche tradizionali, che si limitano, in via prevalente all’analisi del DNA codificante che rappresenta soltanto il 2% del genoma umano e di allargare lo sguardo al restante 98% del DNA, ossia tutte quelle sequenze di DNA che non codificano direttamente le proteine e che proprio per questo motivo, fino a qualche anno fa, venivano ritenute inutili tanto da essere definite ‘DNA spazzatura” e che invece – spiegano ancora dal Sant’Orsola – intervengono nella regolazione dell’espressione genica, giocando un ruolo – in presenza di una mutazione – nello sviluppo di alcune malattie rare. Grazie a questo approccio, i ricercatori sono già riusciti a individuare diverse mutazioni genetiche sinora sfuggite alle indagini tradizionali.

L’analisi dell’esoma in passato ha rivoluzionato la genomica in medicina, ma da sola consente di arrivare ad una diagnosi soltanto nel 50% dei casi. Il nostro obiettivo è quello di incrementare il tasso diagnostico di queste malattie rare almeno del 10% – osserva Tommaso Pippucci, responsabile della Piattaforma di ricerca di Genomica Computazionale del Sant’Orsola -: un passaggio che è fondamentale per ambire a definire una terapia”. Secondo Pippucci, “la maggior parte degli studi scientifici si concentrano sulla diagnosi o sulla cura come se fossero due momenti alternativi: il nostro progetto invece tiene insieme questi due momenti per tracciare un’unica linea tra la diagnosi molecolare e la formulazione della terapia, che si basa sulla specifica mutazione individuata” di modo che, modellati caso per caso, i trattamenti vengano personalizzati su ciascun paziente. “Chiaramente – argomenta – trattandosi di malattie degenerative, prima siamo in grado di iniziare la terapia meglio è. Per questo diagnosi e cura sono così strettamente collegate”.

Ad oggi, viene evidenziato, non esiste una cura definitiva per il 95% delle malattie genetiche rare ma le terapie geniche rappresentano una delle frontiere più interessanti nel contesto della medicina di precisione, andando ad agire proprio sul difetto genetico del paziente. “Il progetto sta già fornendo risultati promettenti – conclude Pippucci – Alla fine avremo analizzato più di 100 famiglie e la nostra speranza è che i risultati dello studio possano rappresentare un esempio di percorso diagnostico-terapeutico innovativo da integrare nel nostro sistema sanitario nazionale facendo leva sulle professionalità e competenze che caratterizzano i nostri ospedali e centri di ricerca”.

Da qualche mese, i ricercatori del Policlinico Sant’Orsola possono contare anche su un nuovo sequenziatore a nanopori, un dispositivo di ultima generazione capace di leggere sequenze molto più lunghe di DNA e RNA. Questo strumento – costato circa 200mila euro e acquisito grazie alla fondazione ‘Heal Italia’ -, consente di aumentare di oltre il 100% la capacità di identificare varianti genetiche di fondamentale importanza clinica e sarà utilizzato in progetti di ricerca volti alla caratterizzazione di malattie e tumori rari senza diagnosi o di cui ancora non si conosce il meccanismo patogenetico.