Maltempo Pescara, pioggia dopo pioggia, l’allerta resta: le lezioni dimenticate

Basta un temporale intenso o prolungato per generare criticità, a causa della scarsa capacità di assorbimento del suolo urbano e della limitata efficienza delle infrastrutture di smaltimento delle acque

La città di Pescara, adagiata sulla costa adriatica e attraversata dal fiume che ne porta il nome, ha vissuto nel corso degli anni diversi episodi di dissesto idrogeologico che ne hanno segnato profondamente il territorio e la memoria collettiva. La sua posizione alla foce di un corso d’acqua e la conformazione urbana, con quartieri densamente edificati prossimi al fiume e a canali minori, la rendono particolarmente esposta al rischio di alluvioni, alcune delle quali si sono rivelate particolarmente gravi.

Tra gli eventi più significativi si ricorda l’ondata di maltempo che colpì la città nei primi giorni di dicembre del 2013. In quell’occasione, piogge insistenti e abbondanti si abbatterono sull’intera area urbana, determinando l’esondazione del fiume Pescara e causando estesi allagamenti in diversi quartieri, tra cui il centro cittadino e la zona di Portanuova. Il sistema urbano non fu in grado di assorbire l’enorme quantità d’acqua in arrivo, e numerose scuole e strade vennero chiuse per motivi di sicurezza. I vigili del fuoco furono chiamati a compiere centinaia di interventi di emergenza, mentre le autorità si trovarono a fronteggiare una situazione complessa, con danni ingenti a edifici, attività commerciali e infrastrutture pubbliche. Si stima che le perdite economiche siano ammontate a diverse migliaia di euro, aggravando la condizione di molte famiglie e imprese locali.

Fiume Pescara
Fiume Pescara 28 marzo 2025

Solo poco più di un anno dopo, nel marzo del 2015, Pescara fu nuovamente colpita da un evento meteorologico estremo. In appena 24 ore caddero fino a 200 millimetri di pioggia, dando origine a un nubifragio violento che mise in crisi l’intero reticolo idrografico urbano. I fossi e i canali di scolo, tra cui il già noto fosso Vallelunga, non riuscirono a contenere la massa d’acqua e finirono per esondare in più punti, provocando nuovi allagamenti. Alcuni sottopassi si trasformarono in trappole per le auto, costringendo molti conducenti a chiedere soccorso. Anche in questo caso, le scuole furono chiuse e in alcune aree della periferia si rese necessaria l’evacuazione degli abitanti. L’episodio confermò la fragilità del sistema di drenaggio urbano e accese nuovamente i riflettori sull’urgenza di interventi strutturali per la messa in sicurezza idraulica della città.

Oltre a questi due eventi particolarmente gravi, la storia recente di Pescara annovera numerosi episodi minori ma comunque significativi. Nel settembre del 2003, piogge intense causarono estesi allagamenti, con particolare impatto nella parte sud della città. Un altro evento rilevante risale all’ottobre del 1992, quando precipitazioni torrenziali provocarono l’esondazione di alcuni affluenti e l’allagamento delle zone più basse del territorio comunale.

A rendere il quadro più complesso è la frequenza con cui questi fenomeni tendono a ripetersi. Anche in assenza di piogge eccezionali, alcuni quartieri come Rancitelli, San Donato e l’area dello stadio risultano particolarmente vulnerabili a fenomeni di allagamento. Basta un temporale intenso o prolungato per generare criticità, a causa della scarsa capacità di assorbimento del suolo urbano e della limitata efficienza delle infrastrutture di smaltimento delle acque.

La storia delle alluvioni a Pescara è quindi una storia di fragilità idrogeologica ma anche di resilienza. Le comunità locali, colpite a più riprese da eventi estremi, continuano a fare i conti con una gestione del territorio che richiede interventi strutturali duraturi, una manutenzione costante e una pianificazione attenta dei rischi. Una sfida sempre aperta, che resta di fondamentale importanza per il futuro di una città sospesa tra il mare e il fiume.