La paralisi causata da lesioni spinali potrebbe presto non rappresentare più una condanna definitiva. Un gruppo di ricercatori della Fudan University di Shanghai ha sviluppato una tecnologia rivoluzionaria in grado di ristabilire il controllo nei pazienti colpiti da lesioni midollari, con risultati visibili già entro 24 ore da un intervento minimamente invasivo. Il cuore del progetto è un “ponte neurale” che collega direttamente il cervello al midollo spinale, bypassando la zona danneggiata e riattivando la comunicazione interrotta. Grazie a un doppio impianto – uno nella corteccia cerebrale e uno nella colonna vertebrale – i segnali elettrici generati dal pensiero vengono letti, interpretati e convertiti in impulsi che stimolano direttamente i nervi deputati al movimento delle gambe. E’ quanto si legge in un articolo di Dday.
Come funziona il sistema
Il dispositivo è composto da due elementi principali:
- Un sensore cerebrale impiantato nella corteccia motoria, in grado di catturare i segnali neuronali associati all’intenzione di movimento.
- Uno stimolatore spinale, collocato nel tratto interessato della colonna, che riceve quei segnali e li traduce in impulsi elettrici capaci di riattivare i circuiti nervosi compromessi.
Ciò che distingue questa tecnologia dalle tradizionali interfacce cervello-computer (BCI) è la bidirezionalità del sistema: non si limita a inviare comandi dal cervello al corpo, ma permette anche un ritorno di feedback, rendendo il controllo più preciso e naturale.
L’Intelligenza Artificiale nel cuore del processo
A supportare l’intero sistema è un sofisticato algoritmo di Intelligenza Artificiale. Analizzando in tempo reale i segnali del cervello, l’IA interpreta le intenzioni motorie dell’utente, adattando intensità e frequenza della presentazione per replicare il movimento desiderato in modo efficace.
I pazienti coinvolti nella sperimentazione hanno mostrato un recupero sorprendente: già dopo poche settimane sono stati in grado di muoversi in autonomia e, in alcuni casi, è tornata anche la sensibilità agli arti inferiori. Nonostante i risultati siano estremamente incoraggianti, i ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici per testare la sicurezza e l’efficacia del sistema su scala più ampia. Sarà inoltre fondamentale integrare questa tecnologia con programmi riabilitativi personalizzati per massimizzarne i benefici.
“Fino a poco tempo fa, le soluzioni mediche più avanzate provenivano quasi esclusivamente dall’estero”, ha dichiarato il professore Jia Fumin, a capo del progetto presso il Fudan Brain-like Intelligence Science and Technology Research Institute. “Oggi abbiamo fatto un salto avanti, sviluppando la prima generazione di sistemi originali per l’interfaccia cervello-midollo spinale”. Una svolta che potrebbe davvero cambiare la vita di milioni di persone in tutto il mondo.


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