Situata nella Vallata del fiume Torbido, nel comune di Mammola (provincia di Reggio Calabria), la Miniera del Macariace era attiva negli anni ’30 del ‘900 e venne dismessa qualche decennio dopo. Al suo interno lavoravano circa 200 persone impegnate ad estrarre Arsenico e Zolfo. Oggi rimangono solo i ruderi, tra cui sono visibili le due bocche di ingresso alla miniera. Nulla di particolarmente rilevante se non fosse che in una delle due sono stati rinvenuti dei “Funghi” che crescono sul soffitto, direttamente dalla roccia ed a testa in giù!
La segnalazione è stata fatta da Lorenzo Labate, guida AIGAE molto conosciuta ed attiva sul territorio calabrese, a Sebastiano Cutrupi, micologo e Presidente dell’Associazione Micologica Culturale Aspromonte. Data l’amicizia e i probabili rischi e pericoli celati in questo ambiente particolare, Cutrupi ha coinvolto il Presidente di “Discovery avventure”, Giuseppe Trovato, esperto conoscitore del territorio Aspromontano, il quale ha messo a disposizione del team l’attrezzatura necessaria per l’indagine.
Giunti sul luogo della segnalazione e dopo aver adottato le dovute precauzioni, gli esperti sono entrati in miniera, ormai divenuta dimora di una colonia molto numerosa di pipistrelli e di Dolichopoda palpata, un insetto ortottero privo di ali che si è adattato a vivere in ambienti molto umidi e bui, condizioni ideali per la proliferazione fungina. “Siamo rimasti subito colpiti dalla straordinaria variabilità cromatica della roccia, che sarà oggetto di studio per comprendere la composizione minerale responsabile di tali variazioni di colore. Dopo un’attenta ispezione dell’area, ci siamo spinti fino al limite della sicurezza e, al ritorno, abbiamo iniziato il prelievo dei campioni“.
Già dal primo esame macroscopico Cutrupi ha identificato quattro generi fungini diversi, un dato sorprendente. Tuttavia, la cosa più stupefacente è emersa da successivi studi microscoscopici effettuati sempre da Cutrupi: tre su quattro specie appartengono all’Ordine delle Boletales e ne rappresentano i diversi stadi evolutivi: gasteroide, lamellato, poroide. Più specificamente le specie identificate sono Neoalpova rubescens, Phylloporus pelletieri, Rheubarbariboletus persicolor, e, infine, una Polyporacea, Coltricia mediterranea.
Tutte e quattro le specie verranno sottoposte ad analisi molecolare per confermare l’identificazione. L’area sarà adeguatamente segnalata alle autorità competenti, in particolare al Parco Nazionale dell’Aspromonte e all’ Istituto Superiore per Protezione e Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A), con la speranza che vengano adottate le dovute misure di tutela di questo ennesimo tesoro che l’Aspromonte ci ha regalato.










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