La situazione idrica in Puglia sta raggiungendo livelli critici, con gli invasi della Capitanata in grave sofferenza a causa della scarsità di precipitazioni. La stagione idrologica iniziata a dicembre ha visto un accumulo di soli 43 milioni di metri cubi d’acqua nei bacini del Tavoliere, una quantità drammaticamente inferiore rispetto all’anno precedente, quando nonostante la disponibilità di quasi 100 miliardi di litri in più, l’irrigazione estiva risultò comunque insufficiente. Secondo i dati dell’Osservatorio sulle risorse idriche di ANBI, diffusi da Coldiretti Puglia, la capacità invasabile delle dighe della Capitanata ammonta a 331,9 milioni di metri cubi, ma al 10 marzo 2025 ne risultano presenti soltanto 78 milioni, un valore che si discosta drasticamente dai 179 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Se le precipitazioni non interverranno in modo significativo nelle prossime settimane, la disponibilità idrica per l’estate 2025 sarà gravemente compromessa, con ripercussioni non solo sull’agricoltura ma anche sull’approvvigionamento potabile. L’emergenza acqua è ormai percepita come una priorità dalla popolazione, con l’89% dei cittadini che ritiene indispensabile un piano strutturale di gestione della risorsa idrica, comprendente la realizzazione di nuovi invasi e la manutenzione dei corsi d’acqua per contrastare sia la siccità che il rischio idrogeologico.
La Puglia è la regione italiana con il più basso livello di precipitazioni, con una media annua di soli 640 millimetri, e il comparto agricolo è il settore più duramente colpito da questa tendenza. La siccità ha ridotto drasticamente le produzioni, imponendosi come il fenomeno più dannoso per i raccolti, e la regione detiene anche il primato negativo nella disponibilità annua pro capite di risorsa idrica, che si attesta a soli 1000 metri cubi, meno della metà rispetto alla media nazionale di 2330 metri cubi.
L’assenza di piogge e il conseguente prosciugamento delle riserve idriche ha già avuto pesanti conseguenze sul settore agricolo, con un’impennata nei costi di irrigazione e un forte stress sulle coltivazioni. Nel 2024, l’anomalia climatica ha determinato una maturazione simultanea di molte colture, alterando i normali cicli produttivi. L’effetto della scarsità d’acqua si è riflesso in raccolti dimezzati per prodotti chiave come ciliegie, grano, miele e olive, mentre la riduzione della disponibilità di foraggio nei pascoli ha costretto gli allevatori ad affrontare spese maggiori per l’acquisto di mangimi. Anche la produzione di miele ha subito un drastico crollo, con oltre la metà della produzione persa a causa delle fioriture azzerate e delle api stremate dalla mancanza di nutrimento. La crisi idrica ha inciso in modo significativo anche sulla raccolta delle olive, con un calo della produzione superiore al 40% rispetto all’anno precedente.
Per fronteggiare questa emergenza e garantire una maggiore disponibilità di risorse idriche per l’agricoltura, sono state introdotte misure mirate alla gestione delle acque reflue. Grazie a un emendamento proposto dal Consigliere Antonio Tutolo, il regolamento che disciplina lo spandimento delle acque reflue è stato modificato per consentire lo stoccaggio e l’utilizzo agronomico delle acque di vegetazione dei frantoi oleari per l’intero anno di produzione, dal 1° settembre al 31 agosto successivo. Si tratta di un volume idrico significativo, stimato tra gli 85 e i 135 litri per ogni 100 kg di olive lavorate, che oltre a rappresentare un’importante risorsa irrigua, apporta al terreno nutrienti essenziali come fosforo e potassio.
In un contesto climatico sempre più instabile, il riutilizzo delle acque di vegetazione potrebbe rivelarsi una soluzione strategica per mitigare l’impatto della siccità sull’agricoltura pugliese, garantendo al contempo una riduzione dei costi per i concimi minerali e un significativo recupero della risorsa idrica.



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