Terremoto in Myanmar, la profetica previsione di 2 studiosi nel 2011

La tragedia sismica era stata prevista con sorprendente accuratezza ben 14 anni fa

Il 28 marzo 2025 un terremoto magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar, devastando anche le regioni circostanti, con epicentro vicino a Mandalay, la seconda città più grande del Paese. Più di 1.600 persone sono morte, mentre migliaia sono rimaste ferite o disperse. Le operazioni di soccorso sono state ostacolate dalle difficoltà logistiche, dalla rete stradale danneggiata e dalla guerra civile in corso. Tuttavia, ciò che sorprende maggiormente è che questa tragedia sismica era stata prevista con sorprendente accuratezza ben 14 anni fa, grazie a un’analisi scientifica che ha anticipato non solo l’area esatta colpita, ma anche la magnitudo del terremoto.

Il terremoto in Myanmar, la previsione del 2011

Nel gennaio del 2011, 2 studiosi, il giapponese Nobuo Hurukawa e il birmano Phyo Maung Maung, hanno pubblicato un articolo su Geophysical Research Letters, che ha attirato l’attenzione per la sua previsione straordinaria riguardo a un possibile terremoto in Myanmar. Utilizzando dati GPS per analizzare i movimenti della faglia di Sagaing, che attraversa il Paese da Nord a Sud, gli studiosi hanno identificato una “lacuna sismica” di circa 260 km nel Myanmar centrale, un’area in cui non si erano verificati terremoti significativi da lungo tempo. Questo fenomeno indicava che una “rottura” della faglia era imminente.

La previsione si è concretizzata in modo incredibile il 28 marzo 2025, quando il terremoto si è effettivamente verificato nell’area della “lacuna sismica”, con una rottura della faglia di 250 km e una magnitudo 7.7, molto vicina a quella anticipata dagli studiosi (7.9). Non era possibile prevedere con precisione il momento dell’evento, ma i dati indicavano con alta probabilità che una simile calamità sarebbe avvenuta in quella zona. Il terremoto ha colpito duramente la capitale Naypyidaw, situata nei pressi della faglia, aumentando così i rischi per una parte significativa della popolazione.

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La faglia di Sagaing: un campo di studio cruciale

La faglia di Sagaing, che è di tipo trascorrente destro, è una struttura geologica di grande importanza per gli studiosi di sismologia. Questa faglia segna la linea di confine tra le placche tettoniche indiana ed euroasiatica e quella della Sonda, situata a Sud. Con un movimento di 1,8 cm all’anno, ha generato nel tempo una serie di eventi sismici. Hurukawa e Maung Maung, mappando i terremoti superiori alla magnitudo 7 dal 1918 lungo questa faglia, avevano ipotizzato che intervalli relativamente brevi tra un terremoto e l’altro sarebbero stati possibili, proprio per la naturale tendenza del sottosuolo a “rilasciare” energia accumulata.

Questa analisi ha permesso ai ricercatori di prevedere con una certa precisione la probabilità di un terremoto in quella zona, anche se non era possibile determinare con certezza il momento esatto. Il 28 marzo, la rottura della faglia ha finalmente rilasciato l’energia accumulata, producendo il terremoto devastante che ha avuto come epicentro la zona precedentemente individuata come “sismicamente vulnerabile“.

La liquefazione delle sabbie e il rischio per l’area

Un altro aspetto cruciale evidenziato dagli studi di Hurukawa e Maung Maung riguardava il fenomeno della “liquefazione delle sabbie“, un fenomeno che si verifica quando un sottosuolo sabbioso, sottoposto a intense onde sismiche, perde la sua rigidità e si comporta come un liquido. Questo fenomeno ha avuto effetti devastanti non solo a livello locale, ma anche a distanze considerevoli dall’epicentro, come dimostrato dal crollo di edifici a Bangkok, in Thailandia, a centinaia di km dal centro del terremoto. La liquefazione è un pericolo che gli studiosi avevano mappato anche in altre zone ad alta sismicità, come nel caso del terremoto che ha colpito Città del Messico nel 1985.

Nel caso del terremoto del 28 marzo, la liquefazione ha avuto effetti anche a Mandalay e nelle aree circostanti, dove la stabilità delle strutture è stata compromessa, aggravando il bilancio delle vittime e dei danni. Le stesse onde sismiche che hanno devastato la città hanno avuto impatti a lunga distanza.

La “lacuna” sismica nel Mare delle Andamane

Nello studio, Hurukawa e Maung Maung non si erano limitati a osservare la faglia Sagaing. Avevano anche analizzato una seconda “lacuna” sismica più a Sud, nel Mare delle Andamane, dove un terremoto di magnitudo 7 non si è verificato dal 1957. Questa zona, affacciata sul Golfo del Bengala, è altamente vulnerabile alla generazione di tsunami distruttivi, come sottolineato dai ricercatori. Sebbene il terremoto del 28 marzo non abbia riguardato direttamente questa area, la previsione di un possibile sisma devastante nel mare delle Andamane rimane ancora una preoccupazione per il futuro.