Donald Trump ha annunciato ufficialmente l’imposizione di nuovi dazi del 25% su tutti i veicoli non assemblati negli Stati Uniti, a partire dal 3 aprile. La misura, promossa come strategia di difesa economica nazionale, rischia di stravolgere il commercio automobilistico globale e le catene di approvvigionamento. Il nuovo provvedimento prevede un’imposta aggiuntiva del 25% su tutte le importazioni di veicoli finiti, che si sommerà all’attuale tariffa base del 2,5%. I dazi saranno applicati anche ai Paesi con accordi di libero scambio con gli Stati Uniti, come Canada, Messico e Corea del Sud, oltre a colpire pesantemente i produttori automobilistici di Giappone, Unione Europea, Germania, Italia e Regno Unito.
Secondo esperti commerciali, la mossa violerebbe accordi internazionali come l’USMCA (l’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada) e il trattato KORUS con la Corea del Sud.
Dazi posticipati su componenti chiave
Oltre ai veicoli, anche i principali componenti automobilistici saranno soggetti al dazio del 25%, inclusi motori, trasmissioni, gruppi propulsori e componenti elettrici. Tuttavia, l’entrata in vigore di questa parte del provvedimento potrebbe essere rinviata fino al 3 maggio, con i dettagli che verranno pubblicati in un prossimo avviso ufficiale.
Esenzioni parziali per contenuti prodotti negli Stati Uniti
Il piano prevede un’esenzione parziale per veicoli e componenti sulle regole di origine dell’USMCA. Tuttavia, l’esenzione si applicherà solo alla parte di valore prodotta negli Stati Uniti. Ad esempio, un camion fabbricato in Messico con il 45% di componenti statunitensi sarà comunque soggetto a dazio sul restante 55%. La determinazione di queste percentuali di contenuto nazionale si preannuncia complessa, e finché il Dipartimento del Commercio e la dogana statunitense non definiranno una procedura chiara, i pezzi conformi all’USMCA resteranno esenti da dazi.
Motivazioni legali: la sicurezza nazionale
La base giuridica di questo nuovo ciclo di dazi deriva da un’indagine sulla sicurezza nazionale avviata nel 2019 durante il primo mandato di Trump, ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, già usata per giustificare i dazi su acciaio e alluminio nel 2018.
Secondo il Dipartimento del Commercio, l’aumento della quota di mercato dei veicoli importati metterebbe a rischio la sicurezza nazionale statunitense, indebolendo la base industriale interna e la capacità tecnologica delle case automobilistiche americane in ambito militare. Trump, che in passato aveva evitato l’imposizione di dazi optando per negoziati, ha ora dichiarato il fallimento delle trattative e il peggioramento della minaccia. Di conseguenza, ha deciso di procedere con misure unilaterali per “proteggere gli interessi strategici degli Stati Uniti”.
Ferrari aggiornerà politica commerciale in Usa
Ferrari, ”sulla base delle informazioni preliminari attualmente disponibili relative all’introduzione di dazi sulle importazioni di auto di provenienza Ue negli Usa, comunica che aggiornerà la propria politica commerciale. Nel riaffermare il proprio impegno per garantire la massima attenzione e tutela dei clienti e con l’obiettivo di garantire loro certezza: le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile 2025 e per gli ordini delle seguenti tre famiglie – Ferrari 296, SF90 e Roma – a prescindere dalla data di importazione.
Per i restanti modelli, le nuove condizioni doganali si rifletteranno parzialmente sul prezzo, fino ad un massimo del 10 per cento di aumento, in coordinamento con la nostra rete di distribuzione. Sulla base di ciò, Ferrari conferma che gli obiettivi finanziari per l’anno 2025 restano invariati, con un potenziale rischio di diluizione di 50 punti base sui margini percentuali di redditività (margini percentuali Ebit ed Ebitda)”.


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