Tumore al pancreas, tutto quello che bisogna sapere: i fattori di rischio e le ultime novità della ricerca

Tumore al pancreas, parlano gli esperti: parole confortanti da Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma

Il tumore al pancreasè una bestia terrificante e purtroppo lo sapevamo, lo stiamo imparando e non manca occasione quotidianamente per averne conferma“, anche con le notizie della perdita di personaggi importanti del mondo “dello spettacolo, dello sport, della cultura“, colpiti dalla malattia, come l’attrice Eleonora Giorgi morta a Roma all’età di 71 anni, e “non ultimo l’amico e collega Giovanni Scambia“, luminare della ginecologia oncologica in forze al Policlinico Gemelli, scomparso il 20 febbraio scorso. “Ma oggi possiamo anche dare qualche messaggio di speranza: questa è una patologia per la quale stiamo imparando ora delle cose nuove, che per anni non conoscevamo“. Per Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma e ordinario di Oncologia medica all’università Cattolica, è importante sottolineare anche che “qualcosa sta cambiando“.

Quello che stiamo vedendo – evidenzia all’Adnkronos Salute, nel giorno dell’addio alla Giorgiè legato a un ritardo di conoscenze su questa patologia, che stiamo pagando con questa mortalità elevata. Ma l’attenzione sta aumentando, grazie anche a personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della cultura che si sono ammalati. E questa attenzione si sta traducendo in una maggiore sensibilità verso la ricerca, sul fronte scientifico e anche delle istituzioni“.

Il cancro al pancreasè rimasto uno dei tumori più aggressivi, sia perché la diagnosi è tardiva e ha una sintomatologia talvolta non così allarmante, sia perché ha un comportamento biologico abbastanza particolare, che in molti casi lo rende diverso da altri tumori più comuni che conosciamo e curiamo bene. Da pochissimi anni, però, abbiamo cominciato ad apprendere delle caratteristiche molecolari e genomiche che ci stanno facendo capire le modalità con cui questo tumore cresce e si dissemina, cioè dà metastasi, e anche che ne esistono diverse tipologie proprio a livello molecolare. Quindi guardiamo a questa malattia con un occhio diverso“. In più, continua Tortora, “c’è un grosso sforzo, e il ministero della Salute è impegnato in questo, per formare dei centri specializzati dove i pazienti trovino specialisti e competenze per l’intero percorso, dalla diagnosi – che quanto più precoce è tanto più è possibile ottenere dei benefici – fino all’intero percorso diagnostico-terapeutico. Questa è una malattia sulla quale devono lavorare insieme tanti specialisti e la mancanza della multidisciplinarietà spesso favorisce il ritardo diagnostico. C’è poi anche la possibilità di partecipare a eventuali sperimentazioni cliniche, che fino ad ora sono state poche e modeste proprio perché non avevamo delle risorse innovative, ma ora cominciano ad affacciarsi dei farmaci, pur essendo al momento agli esordi“.

Oggi c’è più ricerca, assicura dunque Tortora. “Prima – ricorda – la ricerca sul tumore del pancreas è stata di nicchia, fatta da pochi gruppi di scienziati, perché un po’ si sapeva poco e un po’ l’interesse era rivolto a neoplasie più frequenti, come tumore al seno e al colon, che hanno beneficiato di questa attenzione negli investimenti. Il tumore del pancreas non essendo così frequente è rimasto invece un po’ meno studiato e aveva anche la caratteristica di essere così elusivo da un punto di vista biologico come malattia, era difficile capire i meccanismi e difficile ottenere farmaci con un effetto terapeutico significativo“. E “oggi ci troviamo in una situazione in cui” la neoplasia, pur “rimanendo bassa nella classifica per frequenza cioè all’11esimo, 12esimo o 14esimo posto, a seconda dei Paesi – nella classifica della mortalità purtroppo viaggia verso il secondo posto, dopo i tumori del polmone. Le cause di tutto questo sono appunto la diagnosi tardiva, le sue caratteristiche biologiche particolari che non abbiamo capito, ma che ora stiamo cominciando a comprendere, e il fatto di avere ancora pochi centri specializzati“. Il gap di conoscenze si sta comunque un po’ colmando. “Lo dico – assicura pancreas – con molta consapevolezza, e senza voler creare false illusioni, ma veramente sta cambiando tanto. Lo vedo anche per il fatto che tanti gruppi di ricerca stanno scegliendo il cancro al pancreas come patologia d’interesse e tante istituzioni pubbliche e private e associazioni che raccolgono fondi, come l’Airc, stanno finanziando diversi progetti sui tumori del pancreas. Queste sono le premesse per i grandi cambiamenti. L’abbiamo visto con il melanoma o con i tumori renali, per i quali non c’erano farmaci, erano tumori studiati da poco, e oggi abbiamo avuto la svolta perché sono aumentati gli studi e le scoperte“.

Tumore al pancreas: Fumo, alcol e obesità i principali fattori di rischio

Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio maggiormente associato alla probabilità di sviluppare un carcinoma pancreatico. Altri fattori di rischio sono rappresentati dall’obesità, dalla ridotta attività fisica, dal consumo di alcol e di grassi saturi e dalla scarsa assunzione di verdure e frutta fresca. Certo, meno del 10% dei casi di tumore al pancreas è dovuto a fattori ereditari (mutazione del gene Brca 1 e 2), ma su una quota importante si potrebbe intervenire eliminando i fattori di rischio“. Così all’Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente eletto dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), facendo il punto sulla neoplasia contro cui ha combattuto anche l’attrice Eleonora Giorgi, morta oggi dopo un lungo percorso di terapia. “Ancora oggi il numero dei decessi, purtroppo, si avvicina a quello delle nuove diagnosi, 13.585 nel 2024 – spiega Di Maio che è direttore dell’Oncologia medica universitaria dell’ospedale Molinette, Aou Città della Salute e della Scienza di Torino – Per questo motivo la prevenzione è tutto“. Il carcinoma pancreatico colpisce “uomini e donne allo stesso modo“, in particolare “dai 60 anni in su, sebbene ci siano casi tra i più giovani, anche under 50, fortunatamente rari“. Per quanto riguarda l’aspettativa di vita a 5 anni dalla diagnosi, “è ancora molto bassa e insoddisfacente – ammette l’esperto – La maggioranza dei casi non è candidata alla guarigione perché diagnosticata tardivamente. Sia chiaro, non per colpa del paziente, ma perché il tumore al pancreas si manifesta quando è già in stato avanzato“. A peggiorare la situazione c’è “il fatto che non abbiamo a disposizione un test di screening ad hoc – fa notare il presidente eletto dell’Aiom – Ecco perché l’alimentazione sana ed equilibrata e in generale l’adozione di uno stile di vita corretto sono armi fondamentali“. Infine le terapie: “Ci sono, ma non danno risultati soddisfacenti“, osserva lo specialista. Il tumore al pancreas si conferma “una delle patologie che hanno fatto meno progressi in oncologia negli ultimi anni a differenza degli altri tumori, anche con metastasi, nei quali abbiamo riscontrato avanzamenti anche dal punto di vista della qualità di vita“. Il cancro del pancreasè più difficile da trattare, più resistente alla chemioterapia e risponde peggio ai trattamenti“, conclude Di Maio.