Il 15 aprile 2010 il vulcano islandese Eyjafjallajökull, rimasto silente per anni, torna improvvisamente a eruttare, proiettando nell’atmosfera una gigantesca nube di ceneri che si estende rapidamente su gran parte dell’Europa. Il fenomeno, di portata eccezionale, provoca il caos nel traffico aereo: per ragioni di sicurezza, le autorità europee sono costrette a chiudere gli spazi aerei di numerosi Paesi, inclusi Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Svezia, Polonia, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Romania e l’Italia settentrionale.
Per 4 giorni, fino alle ore 8 del 19 aprile, milioni di passeggeri restano a terra, migliaia di voli vengono cancellati e la logistica internazionale subisce un duro colpo. L’evento, uno dei più gravi disagi al traffico aereo dai tempi dell’11 settembre 2001, mette in evidenza la vulnerabilità delle moderne infrastrutture globali di fronte alla forza incontrollabile della natura.


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