A un anno dalle inondazioni che hanno devastato Porto Alegre, in Brasile, la città mostra segni di ripresa grazie all’impegno dei cittadini, ma le fragilità strutturali restano evidenti. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2024, il Rio Grande do Sul ha registrato in 10 giorni l’equivalente di 3 mesi di pioggia. Il bilancio è stato drammatico: quasi 200 morti e mezzo milione di sfollati.
Porto Alegre, con i suoi 1,3 milioni di abitanti, è situata in una zona idrologicamente complessa, alla confluenza di 4 fiumi. Nonostante la presenza, fin dagli anni ’60, di una barriera anti-inondazione, il sistema ha ceduto: le dighe presentavano crepe e 19 delle 23 pompe idrovore si sono guastate. Solo 2 sono state riparate a un anno di distanza.
Secondo l’esperta Mima Feltrin, le misure attuate finora sono solo emergenziali. È necessario un piano di adattamento climatico strutturale, ispirato ai modelli internazionali, che integri sistemi di allerta efficaci, nuove barriere e soluzioni verdi, come le “città spugna”, per prevenire future tragedie.
Le “città-spugna” sono modelli urbani progettati per assorbire e trattenere l’acqua piovana, riducendo il rischio di alluvioni. Utilizzano infrastrutture verdi come parchi, tetti vegetali e zone umide artificiali per migliorare il drenaggio naturale, favorendo la resilienza climatica e integrando l’acqua nel ciclo urbano in modo sostenibile.


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