Fino a poche settimane fa, in molti avevano accolto con ironia il “kit di sopravvivenza” proposto dalla Commissione europea: una lista di oggetti essenziali da tenere sempre pronti in caso di emergenze o catastrofi, per resistere almeno 72 ore. Sembrava un’esagerazione, una trovata più adatta a un campo scout che alla vita quotidiana europea. Ma tutto è cambiato nel giro di pochi minuti, ieri, quando un blackout improvviso ha colpito la Spagna e altre zone. Intorno a mezzogiorno, l’elettricità è venuta meno, seguita a ruota da internet e rete cellulare. Le città si sono ritrovate in panne, sospese in un silenzio digitale che ha colto impreparati quasi tutti i cittadini.
È in quel momento che molti hanno cominciato a riconsiderare con occhi nuovi la lista di Bruxelles. E chi, per precauzione o memoria delle alluvioni passate, aveva davvero preparato una borsa di emergenza, ha fatto bene.
Documenti, acqua, contanti: la resilienza parte dalle basi
Il corrispondente dell’Agi a Bruxelles, al Congresso del Ppe a Valencia, ha avuto modo di sperimentarla sul campo e ha elaborato un suo manuale. Tra gli elementi suggeriti dal kit figurano documenti personali al riparo dall’acqua (un consiglio che a Valencia qualcuno aveva già seguito, memore della Dana di sei mesi fa), torce, bottiglie d’acqua, medicinali, scatolette di cibo e qualche contante. Elementi che, nella normalità, sembrano superflui, ma che in una crisi diventano essenziali.
Il blackout ha fatto emergere anche altre verità pratiche: i powerbank di piccole dimensioni si sono rivelati inutili. Chi aveva con sé batterie portatili più robuste ha potuto mantenere acceso il proprio smartphone – diventato, senza rete, l’ultima finestra sul mondo. In assenza di corrente, anche dispositivi di uso quotidiano come auricolari wireless e smartwatch hanno perso rapidamente utilità, riducendosi a semplici accessori.
Il ritorno alla carta e alla memoria
Un’altra lezione emersa con forza: la carta non è affatto morta. Senza connessione, non si può contare su mappe digitali o contatti salvati in cloud. Chi aveva annotato numeri di emergenza, indirizzi utili o itinerari su un taccuino è riuscito a orientarsi meglio. E sebbene oggi nessuno stampi più i biglietti aerei o ferroviari, il blackout ha dimostrato quanto possa essere saggio tornare a farlo.
Senza Pos, tornano i contanti
Quando i terminali per i pagamenti elettronici non funzionano, neanche la carta di credito più evoluta serve a qualcosa. Così i pochi che avevano qualche banconota nello zaino sono riusciti ad acquistare cibo o acqua senza problemi, mentre altri si sono trovati bloccati, a pochi metri da ciò di cui avevano bisogno.
Prepararsi non significa farsi prendere dal panico, ma avere il minimo indispensabile per affrontare l’imprevisto. E quel kit europeo, fino a ieri snobbato, oggi appare sotto una luce completamente diversa. In fondo, la vera emergenza è pensare che non possa mai capitare.


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