Un blackout improvviso e devastante ha colpito Spagna e Portogallo ieri, alle ore 12:33, lasciando milioni di cittadini senza elettricità. I due Paesi iberici si sono ritrovati isolati e paralizzati per ore. Le indagini in corso considerano diverse ipotesi, dal possibile attacco hacker a un guasto tecnico localizzato. Tuttavia, un’altra pista sta emergendo con forza: l’instabilità causata dall’eccessiva dipendenza dalle fonti rinnovabili.
Come riferito in un articolo de ‘La Verità’ un’altra ipotesi, poco battuta ufficialmente perché assai critica, è un problema di mix energetico. Al momento del blackout la produzione elettrica spagnola era costituita per il 72% da solare ed eolico, per l’11,5% da nucleare e solo per il 3% da produzione a gas. Vi era, dunque, pochissima inerzia sulla rete, cioè la stabilità della frequenza a 50 Hz era a rischio. È quindi anche possibile che si sia trattato di un problema di precaria stabilità della frequenza di rete dovuta alla preponderanza della generazione rinnovabile, magari combinato con una causa scatenante esterna. La REE parla di “oscillazioni nei flussi di potenza della rete”: il che significa, in pratica, ammettere che una rete alimentata con quella percentuale di fonti rinnovabili in quel momento (le 12:33) non ha sufficiente inerzia per rispondere istantaneamente a carichi anomali.
Sebbene non ci siano prove definitive che la colpa sia esclusivamente del fotovoltaico, la vicenda rilancia un dibattito: è sostenibile una rete nazionale con un’elevata percentuale di rinnovabili, senza adeguati sistemi di accumulo o backup? Le indagini proseguono, e i governi di Spagna e Portogallo hanno già chiesto una verifica urgente alla rete europea.


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