Negli Stati Uniti potrebbero verificarsi milioni di casi di morbillo nei prossimi 25 anni se i tassi di vaccinazione contro la malattia diminuiranno del 10%. E’ la catastrofica previsione di uno studio pubblicato su ‘Jama’ elaborato da un team di ricercatori della Stanford University. “Il nostro Paese è a un punto di svolta e il morbillo potrebbe tornare a essere una malattia familiare diffusa”, ha affermato Nathan Lo, medico alla Stanford University e autore dello studio. Gli Usa hanno già registrato circa 800 casi di morbillo nei primi tre mesi e mezzo del 2025, il numero più alto in un singolo anno dal 2019. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention e dei dipartimenti sanitari statali, i numeri del morbillo continuano a crescere. La scorsa settimana il Montana ha segnalato i suoi primi casi di morbillo dopo 35 anni.
Visti gli attuali tassi di vaccinazione a livello statale, il modello messo a punto dai ricercatori prevede che il morbillo potrebbe radicarsi causando “centinaia di migliaia di casi, con decessi all’ordine del giorno e ricoveri ospedalieri continui”, ha spiegato Lo che studia la trasmissione delle malattie infettive e l’impatto degli interventi di sanità pubblica. Secondo il modello “un piccolo aumento delle vaccinazioni – un incremento del 5% dei tassi a livello statale – eviterebbe un aumento significativo dei casi di morbillo”. Ma lo scenario è più negativo di quello che ci possiamo immaginare: l’autore dello studio avverte come “più probabile che i tassi di vaccinazione infantile continuino a diminuire e che il numero cumulativo di infezioni aumenti drasticamente”.
“L’esitazione ad accettare i vaccini contro il Coronavirus ha portato più genitori a mettere in discussione anche le vaccinazioni infantili di routine – avverte Lo – I dibattiti politici statali in corso sui requisiti vaccinali scolastici e l’interesse del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr a riesaminare il calendario vaccinale infantile potrebbero ridurre sostanzialmente la copertura vaccinale”.
