Clima, Ue: 86 milioni in progetti di resilienza climatica e sicurezza idrica

La Commissione europea commenta il rapporto Copernicus: “necessario spingere sulle energie green”

Il rapporto sullo stato del clima in Europa “sottolinea ancora una volta la necessità” che il continente “diventi climaticamente neutro e resiliente e che acceleri la transizione verso l’energia pulita e l’adozione di misure in materia di energie rinnovabili ed efficienza energetica”. Lo afferma la Commissione europea, commentando il rapporto “European State of the Climate 2024”, pubblicato oggi dal servizio Copernicus (Copernicus Climate Change Service – C3S) e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM). “Come evidenziato lo scorso anno dalla Valutazione europea dei rischi climatici – spiega la Commissione – l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con temperature che aumentano circa due volte più velocemente della media globale“. Ecco perché l’Ue “si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ha adottato obiettivi e normative per ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030″.

La Commissione ha pubblicato una comunicazione nell’aprile 2024 su come preparare efficacemente l’Ue ai rischi climatici e rafforzare la resilienza climatica e nel 2026 presenterà un piano europeo di adattamento ai cambiamenti climatici.

Ue: 86 milioni in progetti di resilienza climatica e sicurezza idrica

La Commissione europea investe 86 milioni di euro in nuovi progetti strategici integrati incentrati sul miglioramento della qualità e della disponibilità delle risorse idriche, sulla bonifica dei fiumi inquinati, sul miglioramento della protezione contro incendi e inondazioni e sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Lo riporta una nota dell’Esecutivo Ue, precisando che questo finanziamento sosterrà i progetti assegnati nell’ambito degli inviti a presentare proposte del 2023 per aiutare l’Europa a diventare un continente a impatto climatico zero entro il 2050.

I progetti selezionati si trovano in Danimarca, Estonia, Polonia, Slovenia e Islanda e aiuteranno le autorità nazionali, regionali e locali ad attuare la legislazione nazionale ed europea in materia di ambiente e clima. Si prevede che mobiliteranno significativi investimenti aggiuntivi da altre fonti di finanziamento dell’Ue, tra cui fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, oltre a fondi nazionali e investimenti del settore privato.