Aumenta ancora il bilancio della catastrofica esplosione avvenuta sabato 26 aprile nel più grande porto commerciale dell’Iran. Secondo un aggiornamento fornito dalla televisione di Stato, l’esplosione ha provocato almeno 40 morti e più di 1.000 feriti. “Finora, 40 persone sono morte a causa delle ferite causate dall’esplosione”, ha detto alla televisione Mohammad Ashouri, capo della provincia di Hormozgan (sud), dove si trova il porto di Shahid Rajai, vicino alla città costiera di Bandar Abbas, sullo strategico stretto di Hormuz. Il capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Mohammad Javad Kulivand, aveva detto in precedenza che 190 feriti sono ancora ricoverati in ospedale, 20 dei quali sono in terapia intensiva.
A mezzogiorno, ora locale, del 26 aprile, si è verificata una potente esplosione nel porto di Shahid Rajai, dopo che diversi container, contenenti materiale chimico sospetto, hanno preso fuoco su una delle banchine. Da allora, i Vigili del Fuoco hanno cercato di spegnere le fiamme, che continuano a bruciare, sebbene siano state contenute all’80%, secondo quanto dichiarato dalla portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajerani.
Per osservare la situazione sul campo, il Presidente iraniano Massoud Pezeshkian si è recato oggi a Bandar Abbas, dove ha visitato i feriti ricoverati in ospedale e il porto danneggiato. Pezeshkian ha ordinato un’indagine sulle cause dell’incidente, che restano sconosciute.
Esplosione Iran: il perclorato di sodio la possibile causa
Il porto di Shahid Rajai, situato sullo strategico Stretto di Hormuz, è di vitale importanza per l’Iran: gestisce oltre il 55% delle esportazioni e delle importazioni del Paese, il 70% del transito portuale e oltre l’80% del traffico container.



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