Frana Palagano: il devastante passato che ritorna come nel 1939

Il passato che ritorna sull’Appennino modenese: la frana segue una ferita storica ancora aperta

Un nuovo movimento franoso di vasta entità ha recentemente colpito l’Appennino modenese, interessando in particolare la frazione di Boccassuolo, nel comune di Palagano. L’evento si inserisce in un contesto geologico notoriamente instabile, con una storia documentata di dissesti idrogeologici risalenti a quasi un secolo fa. L’attuale frana, riattivatasi circa due settimane fa, rappresenta un fenomeno imponente per dimensioni e potenziale impatto sul territorio.

Un’area già nota per la sua vulnerabilità geologica

Il settore montano dell’Appennino modenese, in cui si colloca Boccassuolo, è stato già teatro in passato di significativi episodi franosi. Tra i più rilevanti, gli eventi documentati tra il 1938 e il 1939 sono ancora oggi considerati tra i più estesi e distruttivi nella storia geologica locale. Tali eventi storici hanno contribuito a definire il quadro della fragilità idrogeologica dell’area, che continua a manifestarsi ciclicamente, soprattutto in seguito a periodi di intensa piovosità o stress idrico.

Frana Palagano

Origine e caratteristiche della frana attuale

Il nuovo movimento franoso si è originato in prossimità della sommità del monte Cantiere, a circa 1.400 metri di altitudine, e si sta sviluppando progressivamente verso valle. Sebbene insista nella stessa zona colpita in passato, presenta caratteristiche dinamiche differenti: il corpo di frana attuale ha raggiunto una lunghezza di circa 2 chilometri e una larghezza variabile tra 100 e 300 metri, con una massa stimata di circa 2 milioni di metri cubi di materiale in movimento.

La frana avanza a una velocità preoccupante, con picchi fino a 100 metri in una sola notte e una media stimata tra i 60 e i 70 metri al giorno, rendendo particolarmente complesso l’intervento e la previsione dell’evoluzione futura.

Conseguenze su infrastrutture e popolazione

Il fronte della frana ha causato danni ingenti alle infrastrutture locali. Due strade comunali – via La Motrona e via per Centocroci – sono state distrutte, mentre il ponte sul Rio della Lezza è stato completamente abbattuto. Diverse abitazioni sono state sfiorate dal materiale in movimento, portando all’evacuazione preventiva di alcune famiglie. Fortunatamente, al momento non si registrano feriti né sfollati permanenti.

Circa 51 residenti risultano parzialmente isolati, con conseguenze dirette su famiglie, studenti, anziani e attività agricole. Il movimento franoso ha danneggiato anche le condotte dell’acquedotto, lasciando molte abitazioni prive di acqua potabile. ENEL è intervenuta per ripristinare la fornitura di energia elettrica, dopo il coinvolgimento di una linea di media tensione. Sono in corso monitoraggi anche su linee ad alta tensione e reti idriche strategiche.

Azioni di emergenza e monitoraggio

Immediata la mobilitazione delle istituzioni. Sul posto operano squadre della Protezione Civile regionale, tecnici comunali, geologi dell’Università di Modena e Reggio Emilia e imprese locali, con l’obiettivo di contenere i danni e raccogliere dati utili alla valutazione del rischio.

Il Centro Operativo Comunale (COC) è attivo per il coordinamento delle operazioni di soccorso e la gestione delle criticità. La Regione Emilia-Romagna, riconoscendo la gravità della situazione, ha stanziato un fondo iniziale di 200.000 euro per interventi urgenti, tra cui la canalizzazione delle acque e opere di messa in sicurezza per evitare ulteriori danni a edifici e infrastrutture strategiche.

Un fenomeno non isolato: la memoria del territorio

Secondo i dati dell’inventario regionale dei fenomeni franosi, la provincia di Modena è una delle più colpite dell’intera Emilia-Romagna, con oltre 1.200 eventi storici censiti. Tuttavia, la frana attuale di Palagano si distingue per portata e velocità, nonché per le criticità generate in un contesto montano dove l’accessibilità è già di per sé complessa.

La memoria storica dell’evento del 1938-1939 è ancora viva nelle comunità locali, ma le dinamiche attuali sembrano indicare un’evoluzione diversa del fronte, che merita una valutazione scientifica aggiornata e un piano di interventi strutturali a lungo termine.

Conclusioni: tra emergenza e resilienza

La frana di Palagano rappresenta un ulteriore richiamo alla necessità di investire in prevenzione, monitoraggio costante e resilienza territoriale. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, gli eventi idrogeologici estremi tendono a divenire sempre più frequenti e difficilmente prevedibili. Il caso di Boccassuolo sottolinea l’urgenza di rafforzare le reti di osservazione e i piani di protezione civile nelle aree montane più vulnerabili.

È fondamentale che le istituzioni continuino a lavorare in sinergia con la comunità scientifica e i cittadini per affrontare le sfide poste dalla natura, con la consapevolezza che la memoria storica è una guida preziosa, ma non sempre sufficiente a fronteggiare l’imprevedibilità del presente.