Geoingegneria e ‘cooling credits’: il caso controverso di Make Sunsets

Geoingegneria solare: un rischio calcolato o un salto nel buio?

In un’epoca segnata da crisi climatica, eventi estremi e urgenze ambientali, soluzioni innovative – e talvolta radicali – guadagnano spazio nel dibattito pubblico. Una delle più discusse di recente riguarda la cosiddetta geoingegneria solare, e in particolare il caso della startup americana Make Sunsets, che ha attirato l’attenzione internazionale per aver messo in vendita online dei crediti di raffreddamento.

L’idea alla base del progetto è tanto ambiziosa quanto controversa: rallentare il riscaldamento globale attraverso il rilascio controllato di anidride solforosa (SO₂) nella stratosfera, emulando ciò che accade naturalmente dopo una grande eruzione vulcanica. Ma è davvero possibile comprare refrigerio per il pianeta con una transazione digitale? E quali sono i rischi scientifici, etici e politici di questa pratica?

Cooling credits

Una startup tra provocazione e innovazione

Fondata negli Stati Uniti, Make Sunsets propone un modello di compensazione climatica inedito: lanciare palloni sonda contenenti SO₂, gas che, una volta raggiunta la stratosfera (circa 22-24 chilometri di altitudine), si trasforma in aerosol di solfato. Questi minuscoli particolati riflettono una parte della radiazione solare nello spazio, con l’obiettivo di ridurre – anche se in modo marginale – la quantità di energia solare che raggiunge la superficie terrestre.

Sul sito dell’azienda è possibile acquistare, per circa 10 dollari, un “cooling credit”, che corrisponderebbe – secondo le stime interne – all’equivalente della compensazione di una tonnellata di CO₂ per un anno. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde un terreno estremamente complesso, che tocca temi scientifici avanzati, zone grigie normative e dilemmi etici profondi.

Il riferimento alle eruzioni vulcaniche: un precedente naturale

L’interesse per la geoingegneria solare nasce dallo studio degli effetti climatici di grandi eruzioni vulcaniche. Il caso più citato è l’eruzione del Monte Pinatubo nel 1991: oltre 20 milioni di tonnellate di SO₂ furono proiettate nella stratosfera, provocando un calo della temperatura globale di circa 0,5°C per oltre un anno.

Questi episodi forniscono una base scientifica concreta per ipotizzare interventi umani su scala planetaria. La tecnica nota come stratospheric aerosol injection (SAI) è oggetto di studio in numerose università e centri di ricerca, ma tutti gli scienziati concordano su un punto: non esistono dati sperimentali certi sulla sicurezza, sull’efficacia e sugli effetti collaterali di un’applicazione controllata e continuativa di questa tecnologia.

Piccole dosi, grandi dubbi

Il problema principale della proposta di Make Sunsets è la scala ridotta: i lanci effettuati finora trasportano solo pochi chilogrammi di SO₂, mentre gli studi suggeriscono che per raffreddare il pianeta in modo apprezzabile sarebbero necessarie milioni di tonnellate all’anno.

Cooling credits

Questa discrepanza solleva dubbi legittimi sull’efficacia reale dell’intervento e, soprattutto, sulla credibilità scientifica dei “crediti di raffreddamento” venduti online. Non esiste oggi una metodologia indipendente e verificabile che possa confermare che ogni grammo di SO₂ lanciato equivalga a una tonnellata di CO₂ compensata.

Rischi ambientali, sanitari e normativi

Al di là delle incertezze climatiche, emergono altre criticità ben più concrete. L’anidride solforosa è una sostanza regolata perché, in concentrazioni elevate, può causare problemi respiratori, contribuire alla formazione di piogge acide e danneggiare gli ecosistemi.

L’EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti, ha già aperto un’indagine formale sulle attività della startup. Anche sul piano geopolitico la questione è delicata: il governo messicano ha vietato le operazioni sul proprio territorio, mentre in Europa prevale un approccio più cauto e restrittivo.

Una comunità scientifica divisa ma prudente

La maggior parte della comunità scientifica invita alla massima cautela. Esiste il rischio di alterare i regimi delle precipitazioni, danneggiare lo strato di ozono o innescare un termination shock, un repentino riscaldamento se l’intervento venisse interrotto bruscamente.

Inoltre, si teme che iniziative come quella di Make Sunsets possano alimentare una falsa narrazione, secondo cui la tecnologia potrà sostituire l’urgente riduzione delle emissioni alla fonte.

Un vuoto normativo da colmare

L’assenza di un quadro normativo internazionale è forse il nodo più critico. Attività potenzialmente a rischio globale possono essere avviate da soggetti privati, senza trasparenzacontrollo pubblico.

Numerosi esperti sottolineano l’urgenza di un dibattito multilaterale e regolamentato, in grado di affrontare le implicazioni tecnologiche, ambientali ed etiche con la dovuta serietà.

Tra provocazione e precauzione

L’iniziativa di Make Sunsets è un campanello d’allarme. Da un lato apre un dibattito necessario, dall’altro espone i rischi di un approccio privatistico e non regolamentato.

La sfida climatica impone risposte innovative, ma senza dimenticare i principi di precauzione, trasparenza e governance democratica. Perché il futuro del pianeta non può essere affidato a esperimenti isolati e logiche di mercato.