Il Kazakistan ha annunciato la scoperta di un monumentale giacimento di terre rare, stimato inizialmente in un milione di tonnellate. L’annuncio, strategicamente rilasciato alla vigilia del cruciale vertice Asia centrale-Unione Europea in Uzbekistan, sottolinea il crescente ruolo del Paese come fornitore chiave di risorse naturali ambite dalle potenze mondiali.
Il giacimento, battezzato “Nuovo Kazakistan” in linea con la visione di sviluppo del presidente Kassym-Jomart Tokaïev, si concentra nella regione di Karaganda e contiene elementi cruciali come cerio, lantanio, neodimio e ittrio. Tuttavia, le stime preliminari suggeriscono un potenziale ben più vasto, con risorse che potrebbero superare i 20 milioni di tonnellate dopo ulteriori verifiche. Se confermato, questo farebbe del Kazakistan uno dei maggiori produttori globali di questi metalli strategici.
Le terre rare, un gruppo di 17 elementi indispensabili per le tecnologie emergenti e la transizione energetica, rivestono un’importanza cruciale per l’Unione Europea, impegnata nel raggiungimento della neutralità carbonica. L’interesse europeo per le risorse kazake si inserisce in un contesto regionale storicamente influenzato dalla Russia ma con una crescente presenza della Cina.
Nonostante l’enorme potenziale, il Kazakistan riconosce la necessità di investimenti e trasferimento tecnologico per sfruttare appieno le proprie risorse. In quest’ottica, il Paese sta attivamente cercando collaborazioni internazionali, come evidenziato dagli incontri tra il presidente Tokaïev e i rappresentanti dell’industria francese. L’obiettivo è trasformare il Kazakistan in un fornitore affidabile di materie prime essenziali per l’economia europea, forte della sua già significativa produzione di 19 dei 34 elementi considerati critici dall’UE.


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