Un nuovo studio pubblicato su Nature ha rivelato l’esistenza di un lignaggio genetico nordafricano, fino ad ora sconosciuto, risalente a circa 7.000 anni fa, quando il Sahara era una verde savana. La ricerca, condotta dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e l’Università di Firenze, fornisce nuove intuizioni sulla storia genetica dell’Africa del Nord, cambiando la comprensione delle migrazioni umane e delle pratiche culturali in questa regione.
Il team di ricerca, guidato da Johannes Krause, Savino di Lernia e Nada Salem, ha analizzato i resti di due individui sepolti durante il Neolitico pastorale. Dallo studio è emerso che questi individui appartenevano a un lignaggio genetico distintivo che si separò dalle popolazioni subsahariane nello stesso periodo in cui gli esseri umani moderni migravano fuori dall’Africa, circa 50.000 anni fa. Nonostante le condizioni estreme del Sahara, la ricerca ha potuto isolare regioni specifiche del loro genoma per tracciare la storia di questo lignaggio, che rimase per lungo tempo isolato, evidenziando una continuità genetica nel Nord Africa durante la tarda era glaciale.
Inoltre, lo studio ha sfidato le precedenti ipotesi sulla diffusione del pastoralismo nel Sahara, suggerendo che questa pratica culturale si sia diffusa principalmente attraverso lo scambio culturale, piuttosto che attraverso migrazioni su larga scala dal Levante. Questo lavoro getta nuova luce sulla storia demografica e culturale del Sahara e sulle migrazioni umane, migliorando la comprensione dei processi evolutivi in una regione cruciale per l’umanità.


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