Un sorprendente ritrovamento nelle profondità del Loch Ness riaccende l’interesse per uno dei più celebri enigmi della criptozoologia: il mistero del leggendario “mostro” che da decenni popola l’immaginario collettivo. Durante una recente missione di prova di un sottomarino autonomo, i ricercatori del National Oceanography Centre (NOC) del Regno Unito hanno casualmente riportato alla luce una fototrappola abbandonata oltre mezzo secolo fa nel lago scozzese.
L’apparecchio, una fotocamera con esca progettata per immortalare eventuali movimenti insoliti nelle acque, era stato collocato negli anni ’70 dal professor Roy Mackal dell’Università di Chicago, nell’ambito delle attività del Loch Ness Investigation Bureau. L’organizzazione, fondata nel 1961, aveva l’obiettivo di raccogliere prove concrete dell’esistenza di una creatura sconosciuta che, secondo vari racconti popolari, si nasconderebbe nel profondo specchio d’acqua delle Highlands scozzesi.

Il dispositivo recuperato era una delle sei fotocamere installate nel lago. Tre di esse andarono disperse a seguito di una violenta tempesta, e per decenni se ne persero le tracce. Il ritrovamento è avvenuto a circa 180 metri di profondità, quando l’elica del sottomarino “Boaty McBoatface” si è accidentalmente impigliata nell’ormeggio che ancora oggi teneva la fototrappola ancorata al fondale. Sorprendentemente, la fotocamera si è conservata in buone condizioni e conteneva ancora al suo interno un rullino, sul quale erano rimaste impresse alcune immagini.
Le fotografie, ora sviluppate dagli ingegneri del NOC, mostrano il paesaggio cupo e torbido del fondale del Loch Ness, un ambiente immerso nell’oscurità e caratterizzato da sedimenti e formazioni naturali difficili da decifrare. Nonostante la curiosità suscitata dal ritrovamento, nei fotogrammi non compaiono prove visive dell’esistenza di Nessie, la misteriosa creatura che, secondo una leggenda nata nel 1933, si sarebbe manifestata per la prima volta agli occhi di due albergatori locali, i coniugi MacKay.
Il fascino del mito, tuttavia, resta intatto. Anche in assenza di riscontri scientifici, il mostro di Loch Ness continua a esercitare una forte attrazione sull’opinione pubblica e sul turismo locale. Questo ritrovamento, sebbene privo di evidenze spettacolari, rappresenta un nuovo tassello nella lunga storia di esplorazioni e misteri che avvolge il lago scozzese, ricordandoci quanto il confine tra leggenda e scienza possa essere sottile e affascinante.



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