Sebbene manchino ancora diversi giorni e il quadro meteorologico resti incerto, le ultime proiezioni lasciano intravedere un possibile ritorno dell’inverno in occasione del primo fine settimana di aprile. L’ingresso di una massa d’aria fredda potrebbe determinare un netto calo termico, con conseguente abbassamento della quota neve, che nelle ore serali potrebbe scendere fin verso le aree collinari del medio-basso versante adriatico e del Sud Italia.
Questo scenario non può che riportare alla mente uno degli eventi più straordinari della meteorologia primaverile italiana: l’ondata di gelo dell’aprile 2003. Tra il 6 e l’8 aprile di quell’anno, una discesa di aria gelida dalla Russia orientale colpì l’Italia con forza inusuale, accompagnata da impetuosi venti di Bora, Grecale e Tramontana. Il freddo intenso portò a un crollo repentino delle temperature e a nevicate diffuse, assolutamente eccezionali per il periodo.

Alla base dell’evento vi fu una configurazione atmosferica definita “Scand+“, caratterizzata dalla presenza simultanea di un robusto anticiclone sull’Atlantico e di un’area di alta pressione sulla Scandinavia. Questo assetto favorì la discesa diretta di aria artica verso l’Europa meridionale. Attraversando il bacino adriatico, la massa d’aria fredda si instabilizzò ulteriormente, dando origine a precipitazioni nevose fino a bassa quota, perfino lungo le coste.
Le temperature toccarono valori da pieno inverno, infrangendo diversi record. Sulla Marmolada si registrarono -26°C, mentre al Terminillo la colonnina di mercurio scese fino a -14°C. In pianura, Malpensa toccò i -7°C e Bari arrivò a -1°C, un valore mai raggiunto in aprile dal lontano 1956. Le nevicate investirono in particolare le regioni centrali e adriatiche, con accumuli rilevanti: Termoli fu sepolta sotto 25-30 cm di neve, mentre città costiere come Pescara, Bari, Brindisi e Lecce si ritrovarono eccezionalmente imbiancate. Sull’Appennino centrale si verificarono autentiche bufere, tali da isolare temporaneamente alcuni borghi montani.

A peggiorare le condizioni ci pensarono i venti, che soffiarono con raffiche fino a 90-100 km/h a livello del mare e superarono i 150 km/h in montagna. L’impatto sul territorio fu rilevante. L’agricoltura, in piena fase vegetativa primaverile, fu messa a dura prova dalle gelate tardive, che causarono danni estesi alle coltivazioni. Anche la viabilità ne risentì fortemente: tratti autostradali furono chiusi e l’aeroporto di Bari Palese rimase temporaneamente inattivo. La neve, caduta copiosa anche in zone solitamente estranee a simili fenomeni in aprile, paralizzò parzialmente i servizi in varie località costiere e interne.
Quel memorabile aprile del 2003 si concluse con l’arrivo di un’estate straordinariamente calda, che contribuì a rendere quell’anno uno dei più singolari nella storia meteorologica recente del nostro Paese. Eventi come quello, pur rari, ricordano come anche la primavera possa riservare sorprese gelide, soprattutto quando dinamiche atmosferiche anomale si combinano tra loro in maniera esplosiva.


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