Negli ultimi giorni, numerose segnalazioni da diverse località della Pianura Padana hanno riportato la caduta di chicchi di grandine dalle forme decisamente insolite: non le solite sfere lisce e regolari, ma elementi ghiacciati dalla morfologia complessa, talvolta lobata, con punte acuminate o simili a piccole stelle. Per molti, un evento curioso o addirittura “misterioso”. Ma per chi studia i fenomeni atmosferici, si tratta di una dinamica ben nota e spiegabile con precisione dalla fisica delle nubi temporalesche.
Cosa determina la forma della grandine
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la grandine non si forma in maniera uniforme o sempre identica. Le sue caratteristiche — dimensione, forma e consistenza — dipendono da una serie di condizioni che si sviluppano all’interno delle nubi cumulonembo. In particolare, la forma dei chicchi è il risultato diretto delle modalità di accrezione, ovvero del modo in cui il ghiaccio si sviluppa attorno al nucleo iniziale.

Esistono due principali modalità di crescita della grandine: la crescita secca e la crescita bagnata. Ognuna di queste lascia un’impronta distintiva sulla struttura del chicco.
Crescita secca: il ghiaccio opaco dei temporali intensi
Nella crescita secca, le goccioline d’acqua sopraffuse si congelano istantaneamente a contatto con la superficie del chicco, mantenuta costantemente sotto 0°C. Questo processo rapido intrappola bolle d’aria, dando origine a un ghiaccio compatto, opaco e più resistente. È una crescita tipica di nubi molto sviluppate verticalmente, in cui le correnti ascensionali sono forti e le temperature particolarmente basse.
Crescita bagnata: quando la superficie rimane liquida
Molto diverso è il caso della crescita bagnata, un meccanismo che si attiva quando il calore latente liberato dalla solidificazione delle goccioline è sufficiente a mantenere parzialmente liquida la superficie del chicco. In queste condizioni, le nuove goccioline che lo colpiscono non gelano immediatamente, ma si distribuiscono — almeno in parte — prima di congelare. Il ghiaccio che ne deriva è più trasparente, spesso più fragile, ma soprattutto molto più irregolare nella struttura.
È proprio la crescita bagnata la principale responsabile delle forme spettacolari osservate durante gli ultimi eventi grandinigeni in Pianura Padana.
Perché la grandine prende forme “a mora” o “a stella”
Quando le nubi temporalesche non raggiungono grandi altezze, come nel caso delle recenti perturbazioni padane, la crescita secca è quasi assente. Le temperature all’interno delle nubi si mantengono prevalentemente tra 0°C e -30°C, con picchi di formazione ottimale tra -5°C e -15°C. In questo ambiente, le goccioline sopraffuse sono particolarmente abbondanti e impattano i chicchi in modo continuo e irregolare.
Questo flusso ininterrotto di accrezione non permette alle goccioline di distribuirsi in maniera uniforme: alcune si accumulano più rapidamente in punti specifici, generando protuberanze, lobi o vere e proprie “spine” di ghiaccio. In alcuni casi, la struttura che si forma ricorda la superficie di una mora o una stella marina, con valli profonde tra le varie escrescenze.
Un’analogia utile per comprenderne la dinamica viene dalla meteorologia anglosassone, dove si osserva che “i chicchi di grandine non sono sempre rotondi. Possono assumere forme piramidali, a disco o presentare spuntoni simili a piccole stalattiti.” Questo accade quando la rotazione del chicco all’interno della nube è lenta e l’acqua riesce a congelare prima di essere dispersa, generando protrusioni sempre più accentuate.
Le condizioni atmosferiche del 17 aprile: un caso da manuale
Le analisi meteorologiche riferite alla giornata di ieri, 17 aprile, confermano tutte queste condizioni: nubi temporalesche a sviluppo verticale contenuto, livelli di equilibrio atmosferico relativamente bassi e una netta predominanza di crescita bagnata all’interno delle celle temporalesche. In altre parole, un ambiente perfetto per la formazione di grandine irregolare.
Le immagini condivise dai cittadini e dagli osservatori locali mostrano chiaramente chicchi dalla struttura complessa, talvolta multipunta o “stellata”, coerenti con quanto atteso dai modelli fisici. Non è quindi necessario ricorrere a spiegazioni eccezionali o misteriose: la scienza dell’atmosfera offre già tutte le risposte.
Conclusioni: la natura spettacolare della fisica atmosferica
Ciò che ai nostri occhi può sembrare straordinario — come dei chicchi di ghiaccio dalle forme bizzarre — è spesso il risultato di leggi fisiche semplici, ma che si esprimono con una bellezza intricata e affascinante. Le condizioni meteorologiche verificatesi nella Pianura Padana hanno offerto un esempio perfetto di come la microfisica delle nubi possa generare fenomeni visivamente sorprendenti, ma assolutamente coerenti dal punto di vista scientifico.
Ecco perché conoscere i processi che avvengono sopra le nostre teste non è solo un esercizio intellettuale, ma un modo per leggere il cielo con occhi più consapevoli e ammirarne la complessità con rinnovata meraviglia.


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