In alcune delle aree più aride del pianeta, dove le precipitazioni sono rare e le risorse idriche limitate, la nebbia si sta rivelando una risorsa preziosa. Una tecnologia sostenibile e a basso impatto ambientale sta trasformando l’umidità sospesa nell’aria in acqua potabile e utile per l’agricoltura: si tratta della raccolta dell’acqua dalla nebbia attraverso speciali reti in polipropilene.
Questo sistema, adottato con successo in regioni come il nord del Cile e alcune zone del Marocco, sfrutta la capacità della nebbia, trasportata dal vento, di condensarsi su superfici esposte. Le reti, montate tra pali su pendii montuosi o collinari, intercettano le minuscole gocce sospese nell’aria, che si aggregano sulle maglie fino a formare gocce più grandi. Queste scorrono poi in appositi canali e vengono raccolte in serbatoi posti alla base della struttura. A seconda delle condizioni ambientali, un metro quadrato di rete può produrre fino a 14 litri d’acqua al giorno, quantità che può salire grazie a nuove tecnologie fino a 20 litri.
L’acqua ottenuta può avere molteplici utilizzi: se trattata con sistemi di filtrazione avanzati, può essere resa potabile; altrimenti, è impiegata per irrigare coltivazioni o per scopi domestici e igienici. In alcuni casi, rivestimenti innovativi applicati alle reti — come quelli a base di biossido di titanio — consentono di purificare l’acqua già in fase di raccolta, eliminando eventuali contaminanti organici.
Oltre all’impatto ambientale positivo, i benefici sociali di questa tecnologia sono significativi. In molte comunità rurali, spesso isolate e senza accesso stabile a fonti idriche, questi sistemi hanno migliorato la qualità della vita, garantendo una fornitura più regolare e autonoma. In Marocco, ad esempio, il progetto Dar Si Hmad ha integrato un sistema di raccolta della nebbia nella rete di distribuzione locale, raggiungendo centinaia di famiglie. In Cile, invece, oltre a sostenere l’agricoltura, la disponibilità d’acqua ha favorito iniziative ecoturistiche.
Negli ultimi anni, la ricerca ha portato alla creazione di reti sempre più efficienti, come le cosiddette “CloudFishers”, capaci di raccogliere maggiori quantità d’acqua e di richiedere una manutenzione minima. Alcuni prototipi, sviluppati da istituti come l’ETH Zurich, includono superfici catalitiche autorigeneranti grazie all’energia solare, aumentando ulteriormente la sostenibilità del sistema.
Tuttavia, non mancano le sfide. Il costo iniziale di installazione può essere un ostacolo per le comunità meno abbienti, e in zone con elevato inquinamento atmosferico la qualità dell’acqua raccolta potrebbe risultare compromessa, rendendo indispensabili trattamenti più sofisticati.
Nonostante ciò, la raccolta della nebbia rappresenta una soluzione concreta e replicabile per affrontare la crisi idrica globale. Attraverso un sapiente connubio di tecnologia, adattamento climatico e cooperazione locale, è possibile restituire valore a ciò che finora sembrava impalpabile: l’acqua nascosta nella nebbia.


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