Nonostante una lunga serie di test conclusi in spettacolari esplosioni, SpaceX può ancora contare sulla fiducia della NASA. L’agenzia spaziale statunitense ha annunciato l’inclusione del razzo Starship nel contratto NASA Launch Services II (NLS II), un elenco esclusivo di veicoli spaziali commerciali candidati a future missioni. Starship diventa così il 10° razzo a far parte di questo contratto, unendosi a vettori come il Falcon 9 e il Super Heavy della stessa SpaceX, il nuovo Vulcan Centaur di United Launch Alliance e il Pegasus XL di Northrop Grumman, operativo sin dagli anni ’90. Va precisato, però, che l’inclusione nel NLS II non garantisce automaticamente missioni future: il contratto definisce semplicemente quali mezzi la NASA può prendere in considerazione fino al termine dell’accordo, previsto per dicembre 2032.
I veicoli nel contratto sono classificati in 3 categorie di rischio: dalla Categoria 1 (alto rischio) alla Categoria 3 (basso rischio). Non è ancora chiaro in quale classe sarà inserito Starship. Tuttavia, se si segue il precedente del razzo New Glenn di Blue Origin, anch’esso inizialmente classificato in Categoria 1 nonostante un primo lancio orbitale riuscito, è probabile che Starship finisca nella stessa fascia.
SpaceX punta in alto: l’obiettivo dichiarato è rendere Starship operativo per la missione Artemis III, prevista per il 2027, che riporterà l’uomo sulla Luna dopo oltre mezzo secolo. Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX, ha da tempo espresso il desiderio di spingere ancora oltre i confini del possibile, con piani ambiziosi per portare l’umanità su Marte.
Secondo alcune fonti, tra cui Futurism, la decisione della NASA potrebbe essere stata influenzata anche dalle strette relazioni di Musk con la politica americana, inclusi l’amministrazione Trump e l’attuale amministratore della NASA, Jared Isaacman, nonché dai piani di espansione di Starbase, lo spazioporto in Texas dedicato alla produzione e ai lanci di Starship.
Tra successi parziali e spettacolari fallimenti
Con i suoi 123 metri di altezza, Starship è il razzo più alto mai costruito. Progettato per essere completamente riutilizzabile, è composto da 2 stadi: il booster Super Heavy e la capsula Starship vera e propria. Nonostante l’ambizione, il cammino verso l’affidabilità è stato finora accidentato.
Dal 1° volo di prova nell’aprile 2023, quando un guasto ai motori ha portato alla distruzione controllata del veicolo, Starship è stato lanciato 8 volte con esiti misti. Il 2° test, nel novembre dello stesso anno, si è concluso con 2 esplosioni: prima il booster, poi lo stadio superiore, la cui disintegrazione ha creato persino un buco temporaneo nell’atmosfera terrestre.
Il 3° tentativo sembrava promettente: niente esplosioni, ma SpaceX ha perso comunque il controllo del razzo, che è precipitato nell’Oceano Indiano. Anche i voli successivi non hanno raggiunto l’orbita terrestre bassa, terminando tutti con tonfi nell’oceano.
Il 2025 si è aperto con nuove difficoltà. Durante il 7° e l’8° volo di prova, rispettivamente il 16 gennaio e il 6 marzo, Starship è tornato a esplodere. Il primo episodio è stato particolarmente spettacolare, con una gigantesca palla di fuoco sopra i Caraibi e detriti sparsi su diverse isole.
Verso il prossimo lancio di Starship
Nonostante le battute d’arresto, i test hanno permesso progressi concreti. In alcune missioni, SpaceX è riuscita a recuperare il primo stadio del razzo utilizzando bracci robotici, ribattezzati con ironia “chopsticks”. Inoltre, ogni test fornisce dati preziosi per migliorare il progetto.
Il prossimo volo di prova è atteso entro la fine del mese, anche se la data esatta non è stata ancora annunciata.
