Uno studio condotto da Christof Koch dell’Allen Institute e Anil Seth dell’Università del Sussex, pubblicato su Nature, ha fornito nuovi spunti sulle origini della coscienza, mettendo alla prova 2 teorie scientifiche concorrenti: la Teoria dell’Informazione Integrata (IIT) e la Teoria dello Spazio di Lavoro Neuronale Globale (GNWT). Dopo 7 anni di ricerca, gli scienziati hanno esplorato le basi neurologiche della coscienza umana.
L’IIT suggerisce che la coscienza emerge quando le informazioni nel cervello sono altamente connesse e integrate. In questo scenario, la coscienza sarebbe il risultato di un’informazione che diventa percepita come un tutt’uno. Al contrario, la GNWT propone che la coscienza sia il risultato di un’ampia diffusione di informazioni in diverse aree cerebrali, portandole in primo piano nella mente.
Lo studio ha coinvolto 256 soggetti e ha utilizzato tre tecniche di misurazione cerebrale. I risultati hanno suggerito che la coscienza è legata maggiormente all’elaborazione sensoriale, invece che alla corteccia prefrontale, come tradizionalmente ritenuto. Sebbene nessuna delle 2 teorie sia stata completamente confermata, la ricerca ha aperto nuove prospettive per comprendere meglio la coscienza e migliorare la diagnosi di disturbi neurologici come il coma.


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